PROSSIME LE ELEZIONI IN SPAGNA, DOPO 5 MESI DI GIRI DI VALZER

Università degli Studi del Molise

DI ALBERTO TAROZZI

Come dovevasi dimostrare.
La Spagna va a elezioni anticipate. Certo che il girare tatticamente a vuoto dei politici spagnoli, da dicembre a oggi, fa invidia ai macchiavellismi che vengono genericamente imputati a noi italiani.

Il voto di dicembre lasciava infatti pochi margini di trattativa.
O governo di strettissima maggioranza fatto di coalizioni tenute in piedi con lo sputo oppure grande coalizione, tutti insieme appassionatamente per il bene del Paese, con tanti saluti alla conservazione di un’identità delle sigole forze politiche.
Non ci voleva un politologo di genio per capire che nessuna delle due proposte poteva passare, soprattutto ai partiti politici che avrebbero dovuto gestirla.

Se scegli la coalizione col 50%+1 dei voti ti esponi agli umori del primo Razzi che passa di lì per caso.
Se opti per la grosskoalition dimostri che i tuoi odiati nemici di ieri non sono poi così intrattabili e rischi che l’elettore ti chieda se finora lo avevi preso in giro.

Così dapprima il premier uscente, dei Popolari, cincischia un po’, fintanto che capisce che finirebbe arrostito alla guida di alleanze su cui non potrebbe esercitare nessun controllo e getta la spugna.
Il sovrano lancia la palla ai Socialisti e qui i problemi si moltiplicano.
Se il Psoe fa alleanza con Podemos perde l’elettorato più moderato e conferisce al leader di Podemos la centralità del quadro politico.
Se accenna ad allearsi coi civici di centro destra (Ciudadanos), ecco che dall’interno dei socialisti viene denunciato come traditore del popolo.
Se cerca di ricompattare ai Socialisti sia Ciudadanos che Podemos, questi ultimi gli chiedono se li ha presi per fessi perché Ciudadanos pretenderebbe la rottura con movimenti che, di Podemos, costituiscono una sponda importante.
Ovviamente Podemos rilancia l’alleanza tra loro e i socialisti, ma qui sono i Socialisti che fiutano la trappola e non ci stanno.
Da non trascurare il ruolo dei più o meno piccoli partiti nazionalisti o di estrema sinistra.
Sì con Podemos, ma no col Psoe se mantiene una linea dura contro di loro. Solo che, con Podemos e basta, la maggioranza non c’è e il Psoe mica si può spaccare per farti un piacere

Particolare da non trascurare. Con questi giri di valzer quasi tutti, mostrandosi intransigenti, rafforzano la loro immagine e ritengono di aumentare i propri consensi alle elezioni prossime venture, che vengono in realtà ritenute inevitabili.
Solo Ciudadanos, che come forza politica è ancora abbastanza leggera, prova a stringere i tempi, ma né a destra né a manca la cosa è vissuta con effettivo interesse.
Elezioni a giugno dunque e dopo, se effettivamente Podemos e Socialisti si saranno rafforzati, solida alleanza a due.
Solida, ma non solidissima, perché è da vedere se nel frattempo, dentro al Psoe, si sarà rafforzata la leadership attuale o l’opposizione.

Nota bene 1: Non abbiamo citato il nome di un solo politico. Abbiamo solo descritto giochi politici che corrispondono, in realtà, a regole impersonali.
Nota bene 2. Forse in Spagna avrebbero anche altre urgenze di cui occuparsi

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