CHICCO TESTA, E SE IL RE FOSSE NUDO?

stefania de michele

DI STEFANIA DE MICHELE

Alzi la mano chi non se l’è mai chiesto, com’è possibile. Così, senza troppo approfondire, perché la politica e il management italiani sono una religione laica: certe verità rappresentano misteri della fede. Allora, senza bisogno di maggiori evidenze, può capitare che un laureato in filosofia alla Statale di Milano arrivi ad essere considerato il miglior candidato possibile alla guida del Ministero dello Sviluppo Economico del governo Renzi. Dalle speculazioni filosofiche a quelle economiche, il passo è stato breve per Enrico (noto Chicco) Testa, classe 1952, figlio dell’Università degli anni della contestazione e del 6 politico. La tesi su Adam Smith e Karl Marx è stata una buona premessa ad un futuro roseo in ambito tecnico-economico per lui, attuale presidente di Assoelettrica, Managing Director di Rothschild, già presidente dell’Azienda Comunale Energia e Ambiente del Comune di Roma prima (1996) e dell’Enel poi (1996-2002). Mica finito: Chicco Testa non conta più le sedie occupate nei tavoli dei più disparati consigli di amministrazione (Telit, MedOil, Riello, Roma Metropolitane, Idea Capital, solo per citarne alcune). Un curriculum vitae da urlo, insomma. Manca solo il passaggio intermedio, il trait d’union tra Adam Smith, Karl Marx e l’apoteosi del Testa supermanager pubblico e privato. Ci sono i 7 anni, dal 1980 al 1987, da ambientalista militante di Legambiente, di cui è stato presidente, e i 5 anni da deputato Pci/Pds dal 1987 al 1992. E poi il glam dei salotti romani e le vacanze a Capalbio, dove ancora si parla del Chicco radical-chic che ha organizzato il concerto di Battiato nella centrale Enel di Montalto di Castro, insieme a tanti esponenti della ‘meglio sinistra’. Al diavolo il passaggio intermedio, dunque, e le domande oziose perché il postulato di management confessionale vale e non si discute: Chicco Testa è, con tutta evidenza, un mix di potenza e understatement. L’altro mistero della fede, però, è più subdolo perché chiama in causa il premier, Matteo Renzi, che – dopo lo scandalo trivelle e le dimissioni del ministro Guidi – aveva detto: “Noi con le lobby? Mi schianto dalle risate”. Se Testa sarà il titolare del MISE, le risate ci seppelliranno. In fondo, il favorito è – come accennato – il presidente di Assoelettrica, associazione di 120 imprese, che generano la quasi totalità dell’energia elettrica del Paese. Quello che di più vicino c’è alla definizione di lobby in Italia e nel mondo. Il Chicco ambientalista, pervaso dallo sturm und drang, il trentenne che diceva no al nucleare, sosteneva la green economy e le energie rinnovabili, non esiste più da tempo. Errori di gioventù. Masaniello è cresciuto, è tornato, ma con altre priorità, per lui e per noi, secondo lui. E questo è un altro incontestabile postulato. La riserva non è però ancora sciolta: il presidente del Consiglio ha scelto la suspence e promesso che il successore di Federica Guidi verrà nominato in settimana, ma – ha aggiunto – il suo nome verrà comunicato per primo al Capo dello Stato. Cambia poco: sempre più difficile riuscire a sussurrare che il Re, forse, è nudo.

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