PARALLELISMI

florenza carsi

DI FLORENZA CARSI

Con scarpe da urlo ed aria da gran sciura (direbbero in Piazza Meda a Milano). Fresca di messa in piega e vestito elegante (rileccatissima).
Così, è scesa la nostra anziana signora (sulla settantina) dalla sua bella macchinona alta-alta, di color canna di fucile. Quella signora che si è (poi) diretta a falcate decise (ma signorili) in direzione dei carrelli per la spesa, con la monetina (già) per le mani. In quel mentre, il marito, leggermente meno acconciato, ma pur sempre ben firmato e con la capidderea (direbbero in via dei Giardini a Catania) impomatata e ben pettinata, chiudeva la macchinona.
Il vecchio, dopo avere osservato la siluette del suo carro (per assicurarsi fosse quello di sempre) ha mosso i primi passi. Il suo fare era incerto e viziato da un qualche senso di colpa.
Incamminandosi verso la moglie ha calpestato una figura stampata sul terreno che riportava (stilizzata) l’immagine d’una donna in incinta.
Sabato mattina, alla Cooperativa di Gavinana, è davvero un (simpatico) casino. Ci vado circa tre volte l’anno e fa parte di quel training specifico che richiedono ai marines prima di battaglie notturne, all’arma bianca, sotto la pioggia, nel fango della giungla.
Trovare il parcheggio, si sa, è un bel casino.
Sulle prime, vedendo come avevano (brillantemente) risolto il problema i due distinti signori, ho atteso che mi venisse da dentro il fuoco sacro della giustizia prima di parlare. Sono una così. Una che, se presa alla sprovvista, s’attiva di getto (o non si attiva) come il motore d’una vecchia cinquecento lasciata per anni in garage. Non è vigliaccheria, neppure eroismo. E solo sgangherataggine. Peraltro, in tono con la mia mise che era basata su tutona, scarpazze da ginnastica, capelli ammollettati sopra la cucuzza, e vecchia felpona universitaria.
Una così, ha poche chance d’essere presa sul serio. Alla fine (comunque) il fuoco sacro ha eruttato dalla panza e mentre stavo per alzare il mio famoso ditino da rompicoglioni, ecco da dietro una voce baritonale. Era quella di un tizio, il quale (se possibile) era ben peggio di me (quanto ad eleganza). Oltre alla tutazza, indossava un vecchio husky blu con una rappezzata sulla schiena. Capelli disordinati e barba incolta. Se io avevo fatto le due del mattino, lui almeno le cinque.
All’avviso baritonale dell’elegantone, il quale faceva notare che si trattava di un posto per donne incinta, la vecchia s’è fermata, mentre il marito ha guardato in basso e con aria falsa e bugiarda ha accennato un gesto d’innocenza con la testa, è rimontato a bordo, ed è ripartito alla ricerca di un’altra legittima sistemazione.
Talvolta qualcuno ti vede, e ti vede bene. In quel caso, ci vuole un certo stile nel gestire la cosa. Invece d’abbozzare, la vecchia avrebbe anche potuto protestare e dire di essere lei quella incinta ed il vecchio avrebbe potuto aggiungere: “Sono io l’eroe!” Avrebbe riso tutto il parcheggio e sarebbe stato divertente.
Invece, la coppia ha evitato di peggiorare la sua situazione e lo sgangherato giustiziere si è diretto a fare acquisti (l’ho rivisto al bancone del pesce: aspettava il suo turno col numeretto in mano).
Ieri, mi hanno detto di un’importante casa italiana d’investimenti e commercializzazione di fondi d’investimento che si preparava a trasferire la sede all’estero (anche in Lussemburgo o a Malta). È stata pizzicata da un’agenzia di rating.
La risposta ha fatto ridere tutto il parcheggio.