CAGLIARI, CITTA’ IN FESTA PER LA SERIE A

stefania de michele

DI STEFANIA DE MICHELE

E’ un segno ‘balente’ e irriverente. Uno sberleffo che racconta tutta la gioia di una città, tornata nel calcio che conta dopo un anno di purgatorio. L’impresa val bene, dunque, il paludamento della statua di Carlo Felice, posta nella piazza del centro, che da lontano guarda il mare. Sfilare in corteo nella notte, facendo impazzire i clacson , intorno a Carlo ‘Feroce’ (come lo chiamano i sardi), vestito con i colori rossoblù, non ha prezzo. Issare una bandiera del Cagliari sul braccio teso della statua del Re sabaudo è momento di rivalsa goliardica. E, se non fosse un sacrilegio per la maggior parte dei cagliaritani, si potrebbe paragonare il crescendo rossiniano della squadra di Rastelli con la cavalcata dello scudetto, regalato ai tifosi ad imperitura memoria da Gigi Riva ‘Rombo di Tuono’ nel 1970. Anche in quel caso fu il Bari a fare da sparring partner nei 90 minuti che precedettero l’apoteosi: 2-0 ai pugliesi del sardo Diomedi (gol di Riva e Gori) e scudetto con due giornate d’anticipo. Oggi, con due turni ancora da giocare, il primato tutto da conquistare, il Cagliari si mette la serie A in saccoccia, dopo – manco a dirlo – la vittoria per 3-0 sul Bari (gol di Joao Pedro, Farias e Cerri), allo stadio San Nicola, davanti a oltre 30mila spettatori. 46 anni fa fu l’allora stadio Amsicora, andato poi in pensione con sole 2 sconfitte in 4 anni (dal 66 al 70) a regalare il tricolore ai sardi; oggi è toccato festeggiare in attesa che gli eroi di Giulini e Rastelli rientrassero dalla trasferta pugliese. Il ruolino di marcia è stato quasi impeccabile: perdere il treno della serie A sarebbe stato un peccato mortale dopo un girone d’andata epico con 13 risultati utili consecutivi e 37 punti su 39. Nella seconda parte del torneo il Cagliari ha pagato stanchezza e infortuni, riuscendo a mettere in croce Massimo Rastelli, dato in partenza ad ogni folata di maestrale. Amato, contestato, criticato, osannato anche il presidente, Tommaso Giulini, nel caleidoscopico patchwork degli umori della tifoseria rossoblù. Uomo fair play (premio Prisco 2016), buoni propositi e tanto impegno lumbard, nel suo primo anno al Cagliari – chiuso con la retrocessione – Giulini non aveva retto il confronto con il vulcanico ex presidente, Massimo Cellino. “Lui sì che aveva fiuto, lui sì che sapeva comprare i giocatori giusti. Poi li rivendeva e ci faceva i soldi, ma almeno si restava in serie A…”. Chiacchiere da bar spazzate via dall’impresa dei cagliaritani e da una promessa che Giulini intende mantenere: uno stadio nuovo di zecca da 21mila spettatori entro il 2019, un anno prima del centenario. A pagu a pagu, a poco a poco, si dice in sardo.