L’URANIO IMPOVERITO UCCIDE

DI ALBERTO TAROZZI
Università degli Studi del Molise
La Corte d’Appello di Roma ha finalmente sentenziato la relazione cancerogena tra l’esposizione all’uranio impoverito (DU) e la formazione di forme tumorali.

E’ stata così riconosciuta la colpevolezza del Ministero della difesa nella morte di un soldato italiano, Salvatore Vacca, morto nel 1999, inseguito a quanto contratto durante una missione in Bosnia, durante la quale la sua esposizione al DU aveva cagionato l’insorgenza cancerosa. In quei tempi le truppe italiane erano state ospitate, senza precauzioni, nelle caserme vicino a Sarajevo, nelle caserme prima occupate dai Serbo-bosniaci e per questo bombardate col DU dalla Nato.

Molte sono state in questi anni le controversie relative alla questione e moltissimi i tentativi di vanificare le battaglie dei familiari delle vittime e di tanti altri gruppi che in varie parti d’Italia, soprattutto in Sardegna, hanno organizzato manifestazioni contro basi militari considerate fonti di fattori cancerognei.

Ma il discorso non può finire qui.
In primo luogo ricerche svolte sulle nanoparticelle inalate dai pompieri che intervennero nei soccorsi alle Torri Gemelle dimostrano che l’indizio di cancerogenesi va esteso probabilmente a tutte le polveri sottili di origine metallica.
In secondo luogo il tema della guerra ecologica fatta di vere e proprie bombe a orologeria lanciate contro la popolazione civile con conseguenze tumorali di medio periodo, non dovrebbe riguardare solamente i soldati che ne subiscono le conseguenze inintenzionali.

La questione riguarda in primo luogo chi, nella ex Juogoslavia come a Falluja ha costituito un target civile per operazioni militari che la Convenzione di Ginevra pare a tutti gli effetti classificare come crimine di guerra.
Un primo passo, ma molta la strada che resta da fare

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