REMOCONTRO: I TALEBAN AFGHANI SI RIORGANIZZANO

DI ALDO MADIA

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L’Italia è in Afghanistan dal gennaio 2002 e lì ancora rimane. All’inizio nella sola capitale Kabul, poi giugno 2005 l’Italia ha assunto il comando della regione di Herat. Contingente di 2.250-3.000 persone, per ridursi a circa 750 attuali. Dall’inizio della missione i militari italiani morti sono 52, di cui 31 a causa di attentati o scontri armati.
Intanto i talebani, avversari anti occidentali di sempre, rinnovano i loro vertici. Ecco la scheda sul nuovo organigramma e sulle loro fazioni interne. Quasi un rapporto di Intelligence, quello di Aldo Madia, tutto da fonti aperte che uno deve però saper mettere assieme. Non facile da leggere, ma certamente utile e da archiviare per il futuro.
US reconstruction team reflects on importance, success of mission in Kapisa province
Haibatullah Akhundzada è eletto a fine maggio a Quetta, in Pakistan dalla Rabhari shura, massimo organo d’indirizzo politico degli studenti coranici.
Come suoi vice, Akhundzada nomina il mullah Yacub, figlio del leader storico dei talebani mullah Omar, e conferma Sirajuddin Haqqani, figlio del fondatore dell’omonimo network di islamisti operanti dagli anni ’80 e attualmente uno dei più pericolosi combattenti presenti in Afghanistan, Pakistan e Paesi del Golfo.
Il nuovo leder, 47enne, nato nel distretto di Panjwayi, nella provincia meridionale di Kandahar, è membro della potente tribù pashtun dei Noorzai.
Secondo alcuni avrebbe combattuto i sovietici in seno alla formazione dell’ Hezb-e-Islami Khalis, mentre altri sostengono che avrebbe vissuto dal 1979 al 1989 in Pakistan.
E’ comunque certo che è uno sheikh ul-hadit (religioso autorevole) specializzato nell’esegesi degli Hadith (detti) del profeta Maometto.
Per queste credenziali, Akhundzada diviene il più fedele mentore del mullah Omar che lo consultava per risolvere le più complesse questioni religiose.
Nel periodo dell’Emirato islamico d’Afghanistan, spodestato dagli USA nel 2001, segue il settore della giustizia e, successivamente, si dedica al reclutamento di combattenti e a mediare i conflitti interni al movimento.
Esponente della formazione nata all’inizio negli anni’90 a Kadahar, è rispettato come figura di mediazione e dotto religioso adeguato a riunire le varie fazioni in cui sono suddivisi i talebani sin dall’inizio ma soprattutto dopo scomparsa del mullah Omar la cui morte, annunciata solo nel 2015, risalirebbe almeno a due anni addietro.
La riunificazione del movimento non è un compito semplice anche perché Akhundzada deve tener presente anche la nuova minaccia che appare nel contesto afghano.
Emerge la presenza di Daesh e la coesione fra i talebani è essenziale.
L’eventuale frammentazione fra i talebani avrebbe come ricaduta immediata e negativa di consentire a Daesh di realizzare in Afghanistan quel network finora impossibile in quanto è riuscito ad attrarre solo pochi combattenti.
Dal suo canto, Akhundzada può contare su alcuni punti sicuri. In primo luogo, i talebani sono in maggioranza studenti di matrice deobandi, cioè formati cioè nelle “madrasse”, le scuole islamiche, in Saharanpur, nello Stato di Uttar Pradesh, a 150 KM Nord/Est di Delhi.
Si tratta di Scuole realizzate nel 1857 durante la colonizzazione inglese da religiosi sunniti interessati a trasmettere il Corano agli abitanti musulmani.
La scuola, inizialmente aperta a un’interpretazione evolutiva del testo, si amplia e si radicalizza dopo il 1947, con la divisione dell’India dal Pakistan.
I talebani, nazionalisti, non sono mai stati coinvolti direttamente in attacchi terroristici al di fuori del Paese.
Anche se hanno dato rifugio a Osama bin Laden e ad Al Qaeda quando erano al potere, i rapporti con gli estremisti, in maggior parte arabi, consacrati al jihad, sono stati sempre tesi e almeno due volte, dopo gli eventi dell’11 settembre negli USA, hanno offerto la collaborazione a Washington per consegnare bin Laden se avessero ricevuto la documentazione delle prove inerenti alla responsabilità dell’accusato.
Gli USA non risposero mai e preferirono invadere il Paese con una guerra tuttora attiva.
I talebani sono sempre rimasti concentrati su obiettivi prevalentemente locali.
Come mullah Omar, anche il mullah Mansour Akhtar non ha mai mostrato alcun interesse a colpire fuori dai confini afghani.
Anche se Akhundzada deve contare su una vittoria militare per consolidare il suo ruolo di essere il nuovo emiro del Paese, potrà appoggiarsi agli Haqqani, la rete jihadista vicina ad Al Qaeda, ai servizi pakistani e ai sauditi con i qli gli Haqqani hanno consolidati rapporti.
Per dimostrare la posizione politica del nuovo eletto, il giorno dopo la sua elezione i talebani eseguono l’attentato contro un pulmino di funzionari del ministero di giustizia causando 10 morti.