MASSIMO L. SALVADORI: “DESTRA E SINISTRA ESISTONO ANCORA”

DI CARLO PATRIGNANI
CARLO PATRIGNANI
Con il M5S, presentatosi sulla scena politica come movimento anti-sistema, bisognerà farci i conti e, pur se non ha ancora dato prova della sua capacità di governo, si vedrà presto di quale cultura politica è fatto: destra e sinistra, come diceva Noberto Bobbio, non sono affatto categorie obsolete nè defunte”.
Così, pacatamente, l’80enne storico Massimo L. Salvadori, professore emerito all’Università di Torino, dove ha a lungo insegnato Storia delle dottrine politiche, fotografa i ballottaggi di domenica nei 20 Comuni capoluogo, tra cui spiccano Roma, Milano e Torino.
“Le novità più significative di questa tornata elettorale sono, da una parte, il peso, la presenza del M5S a Roma e Torino con la Raggi e l’Appendino – attacca lo storico – e dall’altra le evidenti difficoltà impreviste dei candidati del Pd. A queste due, bisogna aggiungerne una terza che riguarda Milano: dopo la buona prova di Pisapia si poteva pensare che il centro-sinistra avrebbe avuto una via più agevole per l’elezione di Sala e invece così non pare, non è per il peso e il prestigio del candidato Sindaco del centro-destra, Parisi. Ecco, le novità significative di queste elezioni sono la debolezza del centro-sinistra e la presenza forte del M5S”.
E proprio sul M5S si sofferma lo storico torinese autore di molti libri, l’ultimo del 2016 con Donzelli ‘Democrazia, Storia di un’idea tra mito e realtà’, in cui mette a fuoco il processo di grave deterioramento che la democrazia liberale, proclamata trionfante dopo il crollo politico e morale del comunismo totalitario che aveva preteso di incarnare la «vera» democrazia, ha subito a partire dall’offensiva vittoriosa del neoliberismo iniziata alla fine degli anni ’70, che ha spostato il centro del potere decisionale dai singoli Stati alle grandi oligarchie finanziarie e industriali sovranazionali.
Finora il M5S, come ogni forza d’opposizione, è rimasto nascosto, non si è scoperto dal suo essere movimento anti-sistema, per cui non ha ancora chiarito quale sia la sua cultura politica: ora questo passaggio dovrà farlo e allora sarà chiaro il tipo di collocazione se di destra o di sinistra: per me non v’è alcun dubbio che, come sosteneva Bobbio, destra e sinistra non sono categorie obsolete nè defunte. Lo dicono le politiche sociali che non sono mai neutre: o favoriscono i ceti sociali alti e abbienti o migliorano le condizioni di vita dei ceti sociali bassi, della povera gente”.
Sinora, dunque, il M5S ha saputo interpretare il malcontento, la rabbia e l’insoddisfazione di larghi strati sociali, di persone che però si sono rivolte per disaffezione verso i partiti tradizionali anche al non voto, all’astensionismo.
L’astensionismo da noi, rispetto agli Usa e altri paesi europei, e’ stato fisiologico con una partecipazione quindi alta: il calo della partecipazione che sta avvenendo ultimamente comincia a avere aspetti patologici sia per una perniciosa tendenza a negare la distinzione destra e sinistra, sia per la permanente conflittualità tra i partiti e sia infine per la mutazione, se non la dissoluzione, dei partiti che stanno diventando sempre più liquidi e informi – chiosa Salvadori – Si pensi al pullulare delle tante liste civiche per lo più marginali, funzionali solo a interessi personali e di gruppi clientelari: ecco che ad una partecipazione scadente e orientata ad altri fini, gli elettori rispondono con l’astensionismo che di fatto è patologico”.
Insomma, in discussione è il sistema, la scelta dell’elezione diretta del Sindaco “Assolutamente no: l’elezione diretta del Sindaco è sacrosanta, ha funzionato: purtroppo da sola non basta, non è in grado di frenare la frammentazione e il pullulare di liste civiche, segno dell’indebolimento del sistema dei partiti tradizionali”, conclude Salvadori fermamente convinto che la distinzione bobbiana tra destra e sinistra non è affatto obsoleta nè defunta come erroneamente teorizzato da una vulgata modernista.