LETTERA APERTA A VIRGINIA RAGGI

DI MARUSKA ALBERTAZZI
maruska albertazzi
Cara Virginia,
m’immagino la faccia che devi aver fatto questa mattina, leggendo la lettera di tuo marito. Scommetto che avrai pensato: ma che ca…?!? mentre ti andava di traverso il centesimo caffè dopo una notte insonne e felice.
Insomma, va bene che a noi italiani il mélo piace sempre, e che con questa missiva abbiamo la conferma (se ce n’era bisogno) che sei tu quella tosta in famiglia, ma adesso spiega al maritino (ex?) che è il caso che si dia una calmata, che il momento è delicato.
Siamo onesti, Virgì, una donna, una lettera così, si sarebbe guardata bene dallo scriverla. L’unica che si è spinta a fare tanto, e il destinatario non era nemmeno suo marito ma il direttore di un giornale, è stata la buona Veronica, ma lì era questione di vita o di morte, intendiamoci. Si parlava di orge e minorenni, mica di cuori spezzati e gite in vespa.
Io capisco il dolore di un amore finito dopo vent’anni (complimenti, comunque, non male) e un figlio, ma esiste anche una qualità che si chiama riservatezza, che in un’occasione come quella di oggi, sientammè, avrebbe pagato di più.
Insomma, spiega a tuo marito (ex?) che adesso abbiamo bisogno di vederti come sindaco di Roma, impegnata a lasciar da parte la tua quotidianità per mettere le mani nelle nostre, piene di buche, buchi e gente bacata.
Io farò così, farò finta di non averla letta quella lettera, perché ti considero una donna intelligente e voglio continuare a farlo.
D’altronde, mi dirai tu, sto marito sta diventando ex, un motivo ci sarà.
Vabbè, Virginia, vado a scolare la pasta, vedi di fare la brava nel frattempo e metti la museruola all’ex, che quelli quando vengono lasciati sfiorano quasi sempre il ridicolo.
Un abbraccio solidale e buon lavoro,
Maruska