DIMISSIONI

DI LUCIO GIORDANO

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Voglio immaginare che la missione di Matteo Renzi in questi trenta mesi da segretario del Pd, fosse quella di distruggere il Pd stesso. Si, che insomma il desiderio dei poteri forti, dalle banche alla finanza internazionale,  fosse quello di annientare e disorientare l’elettorato di un forte partito di sinistra, con piccole schegge  di centro : la famosa e disastrosa  fusione a  freddo tra Ds e Margherita. In questo caso il risultato  sarebbe centrato in pieno e bisognerebbe fare i complimenti all’attuale presidente del consiglio per esserci riuscito cosi’ bene.

Altrimenti, se cosi non fosse, Matteo Renzi ha fallito completamente come segretario di partito. Voleva accaparrarsi i voti dei conservatori, spostando il Pd a destra, ma quei voti sono rimasti inchiodati nella stalla. Pochi per la verità, perchè la destra radicale è sempre più in crisi. E solo  una piccolissima parte di quell’elettorato è finito ai 5 stelle,  ma molti molti  meno di quel che si creda, a dispetto delle affrettate analisi politiche di queste ore. La sinistra, come si capisce dal voto di ieri,  ha invece abbandonato il Pd: verso l’astensionismo o proprio verso il movimento fondato da Grillo.

Sorprese? Nessuna. Lo scrivevamo da mesi, forse da anni su Alganews: l’elettorato di sinistra si stava prosciugando e non avrebbe seguito nella traversata nel deserto l’attuale segretario del Pd. E cosi è stato. Chiaro, netto, inequivocabile. Non si può salire a bordo di Una Ferrari se alla guida c’è uno senza patente. I ceti popolari sono fuggiti da chi non difende i loro interessi. Solo la buona borghesia con la puzza sotto il naso ha seguito l’ex sindaco di Firenze. In numero esiguo, per la verità.  Gli altri, tutti gli altri,   hanno fatto ciaone. E continueranno a farlo. E allora, a questo punto, è evidente che il Pd, per riconquistare quell’elettorato smarrito, deve fare una sola cosa: chiedere le dimissioni immediate, oggi stesso, di Matteo Renzi da segretario dem. Ma si badi bene, anche se avvenissero nel pomeriggio, sarebbe già tardi e l’impresa si rivelerebbe difficilissima. Una montagna da scalare con le scarpe da ginnastica. Ripeto: per protesta il popolo della  sinistra, ora come ora, vota 5 stelle, o si astiene. Non si fida più del restauratore presentatosi come il rottamatore di non  si sa che cosa.

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Chiaro, la sconfitta è pesante. Il pd vince solo a Bologna, con un Merola che non è certo un renziano e al momento della vittoria ha intonato bella ciao. Certo, vince anche a Milano,  nel ballottaggio tra  due candidati fotocopia. Ma lo fa contro la destra radicale, non contro i 5 stelle. In questa tornata elettorale di livello nazionale, rischia dunque anche il governo. E rischia  di brutto. Lo stesso Renzi, che stanotte ha annullato la conferenza stampa della sua personale Caporetto, ha capito che i margini per ripartire sono ridottissimi. Oggi  comunque ne sapremo di più.

Intanto si stagliano all’orizzonte alcune certezze: il partito della nazione è morto e sepolto ancor prima di nascere. Il risultato del referendum è seriamente compromesso e vincerà il No . Infine  lo stesso Renzi, con l’ incauta condotta di questi  due anni, ha consegnato il Paese ai 5 stelle. Che sia un bene o un male lo sapremo solo nei prossimi mesi. Di certo, come ripetiamo da sempre, agli italiani, dell’italicum interessava zero, delle riforme costituzionali meno di zero. Agli italiani invece, e lo hanno detto forte e chiaro anche ieri, interessava rimettere in sesto le città, avere mezzi pubblici efficienti, le strade senza buche, la sanità per davvero pubblica, la riqualificazione delle periferie e  la scuola statale al passo con i tempi, quella che una volta era orgoglio dell’Italia. Ancora:  vogliono più cultura, istruzione e fondi per la ricerca . E poi, giustizia sociale, tasse eque, lotta alla corruzione e lavoro dignitoso, sicuro e pagato decorosamente per tutti. Semplici cose di sinistra, insomma. Renzi ha fatto tutto il contrario e adesso ci troviamo a perdere altro tempo per abolire l’ignominioso jobs act  e per  far ripartire l’economia di un Paese che ha girato a vuoto per altri trenta mesi.

E l’attuale Presidente del consiglio ringrazi l’intelligenza, la disperazione o la rassegnazione  ( fate voi), che non hanno portato gli italiani a scendere  in piazza e in massa come i francesi,  per difendere i loro sacrosanti diritti. Fosse anche solo  per questo motivo quindi, Renzi dovrebbe avere un moto di orgoglio e rassegnare le dimissioni. Da segretario di partito, ma presto anche da premier. Come scrisse Francesco di Valois alla mamma, dopo aver perduto la battaglia di Pavia del 1525 contro Carlo V, ” Tutto è perduto fuochè l’onore”. Ecco, Renzi a questo punto si regoli di conseguenza. Faccia le valige e torni a casa.

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