BOSSI: “COLPA DI SALVINI SE LA LEGA VA MALE”

DI MANLIO SOLLAZZO
MANLIO SOLLAZZO
La cocente sconfitta ai ballottaggi nelle elezioni comunali ha provocato l’esplosione di profondi malumori, neanche troppo latenti, in seno al Pd e alla Lega Nord.
Tira una brutta aria per i due Matteo nazionali della politica.
Al duro attacco sferrato da Massimo D’Alema a Renzi, ha fatto seguito quello di Umberto Bossi a Salvini.
La “vecchia guardia” del Pd e della Lega Nord, se non chiede ancora espressamente la loro testa, ne contesta duramente l’esercizio della leadership e sollecita entrambi a invertire subito la rotta prima che snaturino del tutto i rispettivi partiti e li riducano a forze marginali.
Al Senatur non piace affatto la linea politica attuata dal suo giovane e ambizioso successore, né il suo stile, il modo di fare politica.
Giudica Salvini troppo accentratore e poco democratico, e un mediocre stratega con poche e cattive idee, come quella di andare a cercare consensi al Sud che proprio non va giù all’ex fondatore e Capo del Carroccio.
«A me non piace la linea di Salvini – ha dichiarato il Segretario Federale della Lega Nord -. Non ho mai letto un programma per queste elezioni, va solo a raccattare un po’ di voti per poi scappare. Ma il cercare soltanto di prendere qualche sedia in più non porta da nessuna parte. La responsabilità del risultato elettorale leghista è tutta di Salvini. Chi comanda ha la responsabilità. Salvini comanda e quindi lui ha tutta la responsabilità della sconfitta ai ballottaggi». Specialmente a Roma: «Si son fatti vedere litigiosi. La gente non vota chi litiga». Inoltre, sempre sul fronte romano, il fondatore della Lega ritiene che Salvini abbia commesso un grave errore nel dare un’indicazione di voto per il Movimento 5 Stelle: «Una dichiarazione di voto a favore della Raggi a Roma io non l’avrei fatta. Ma noi siamo diversi, io metto al primo posto i valori come la libertà. In questo momento, invece, la Lega rischia di diventare un partito che perde peso agli occhi della gente, come del resto è avvenuto alle ultime elezioni».
Per Bossi è arrivato il momento di convocare un congresso di partito «per inserire alcune regole che mancano nello statuto».
«Il congresso deve dare un mandato al segretario. Non è che siamo andati a letto una sera da federalisti e ci siamo svegliati un’altra cosa. La base non ha potuto votare, si è trovata addosso delle scelte che non avrebbe mai accettato. Bisogna votare per tesi: adesso la Lega non ha una linea. Non è il congresso dove si cambia segretario, questo è secondario. Serve un congresso in cui la Lega possa diventare democratica davvero».
Bossi ha infine affermato di avere le idee piuttosto chiare su chi possa essere l’uomo giusto per guidare e rilanciare nel prossimo futuro, ma per ora preferisce non farne il nome.
Non si è fatta attendere la replica, piccata, di Matteo Salvini.
Non rimpiango la Lega al 3% (oggi al 6%, ndr). Non ho problemi, ascolto tutti ma tiro dritto. È divertentissimo leggere che la Lega è il vero perdente di queste elezioni, evidentemente non stiamo simpatici – ha dichiarato- abbiamo raddoppiato i sindaci, quindi mi auguro di perdere così ogni volta che si vota. Da Varese a Milano ci sono sconfitte che fanno male ma ci sono il doppio dei sindaci, abbiamo conquistato comuni in terre rosse come Emilia e Toscana o in Liguria che non sono regioni propriamente verdi. Si può fare meglio, però sono contento“. Salvini si assume invece la responsabilità della sconfitta a Milano, dove, ha dichiarato, “Non siamo stati abbastanza coinvolgenti e appassionanti. Se 500mila milanesi domenica sono rimasti a casa e hanno ritenuto di non avere tre minuti di votare né per Sala né per Parisi, significa che bisogna fare di più e meglio cominciando dai programmi“.
Numeri alla mano – ha chiosato Salvini- faremo alcune considerazioni alla riunione federale di venerdi prossimo”.
Che si preannuncia caldissima.
Al di là che il bicchiere sia effettivamente mezzo vuoto o mezzo pieno, anche per Matteo Salvini, cosi come per il PdC e segretario del Pd Matteo Renzi, non c’è da brindare a una vittoria elettorale, né da festeggiare un’impennata di consenso personale.
I loro astri rischiano seriamente di essere oscurati dal Movimento Cinque Stelle che brilla sempre di più.
Dovrebbero a questo punto avere la saggezza di analizzare le aspre critiche mosse loro dalla vecchia guardia anziché respingerle al mittente o banalizzarle come il frutto del desiderio di rivalsa di una generazione che non si rassegnerebbe a vivere nell’ombra e che non può permettersi di dare loro lezioni.