LA POLEMICA SU CHI HA VOTATO PER LA BREXIT

 

DI GIANFRANCO ISETTA

Gianfranco Isetta

All’indomani del voto britannico per l’uscita dall’Europa è tutto un fiorire a destra e a manca, è proprio il caso di dire, di analisi sul comportamento degli elettori sulla base di una divisione demografica (giovani-anziani), sociale (gruppi economicamente forti e gruppi deboli) culturale (fasce ad elevata formazione scolastica e altri più deboli) infine persone attaccate al passato e spaventate e giovani generazioni che guarderebbero al futuro.
Naturalmente i primi di ogni categoria avrebbero, secondo le analisi, votato per l’uscita, gli altri per restare.
Ed ecco un campionario di giudizi dall’alto e a volte di insulti più o meno velati nei confronti di chi ha votato per l’uscita, di chi in alcuni casi forse inconsapevolmente avrebbe deciso affrettatamente e ora si sarebbe già pentito.
Dico subito che io avrei votato per rimanere se fossi stato un elettore britannico, e anzi avrei chiesto di entrare nell’euro per rinnovarne natura e impostazione, magari con un sistema fiscale, oltre che monetario, unificato.
Chiedendo poi un cambio di registro su alcuni temi essenziali come la natura della rappresentanza democratica europea, l’effettiva unificazione politica ed economica i temi del lavoro, della solidarietà sociale, della migrazione e del terrorismo
Ma detto ciò, mi colpisce questa sorta di rabbia, specie quando arriva anche da sinistra, nei confronti di chi si sarebbe permesso di votare diversamente da quanto ci si attendeva.
Mi colpisce per due ragioni:
la prima chiama in causa uno dei principi fondamentali del pensiero illuminista LA TOLLERANZA e quindi il rispetto per le idee altrui. Che in questo caso ci disturbano se sono diverse dalle nostre e ci irritano se pensiamo di esserne danneggiati.
La seconda perchè categorie e gruppi sociali spesso dimenticati dai vari establishment nazionali ed europei rispetto ai loro bisogni essenziali come il diritto al lavoro ad uno stato che assista i più deboli, che garantisca istruzione e salute, queste categorie diventerebbero improvvisamente ingenerose e irresponsabili rispetto ad un supposto “interesse comune”.
Tutti costoro governanti, analisti, giornalisti, esponenti del mondo economico ecc. prima di avventurarsi in varie spiegazioni a volte ipocritamente moralistiche sul diffuso disagio sociale, avrebbero il dovere di interrogarsi sulle cause e le responsabilità di quel che accade e cioè sul loro stesso operato nei confronti di cittadini ora dileggiati.
Si potrebbe banalmente affidarsi al celebre “chi è causa del suo mal…” ma qui sono in ballo il destino di milioni di persone che abitano un continente e anche quello di masse crescenti di migranti in cerca di riscatto e futuro.
La risposta liberista e di un mercato cinico e ingordo, ormai condizionato dalla speculazione finanziaria e dagli interessi di pochi gruppi economici, è chiaramente non solo inadeguata ma profondamente sbagliata, dannosa e pericolosa come la realtà quotidiana mostra. Il vero cambio di rotta che si richiede è questo, rimettendo al centro il valore delle persone e mandando a casa tutti questi responsabili IRRESPONSABILI che davvero stanno decidendo i nostri destini, e in alcuni casi, come la burocrazia europea, senza alcun diritto non essendo stati designati da alcun voto.
E allora se questa brexit servisse almeno a scuotere le coscienze e a far riflettere davvero potrebbe costituire una occasione, forse l’ultima, per un cambiamento ormai irrinviabile per il futuro dell’Europa reale, mettendo al bando la retorica del SOGNO che nei fatti è stato tradito, ma non dai popoli.