SPAGNA AL VOTO. LA SINISTRA DI PODEMOS CONTRO LE FURBATE DELLA DESTRA DI RAJOY

 

DI ALBERTO TAROZZI

ALBERTO TAROZZI

Dedicato a coloro che ritenessero le questioni politiche nazionali europee separabili dal quadro Ue.

Solo otto giorni fa El Paìs pubblicava un sondaggio che riportava la presumibile ripartizione dei seggi del Parlamento spagnolo all’indomani del voto.
La domanda che ne emergeva sostanzialmente suonava così:
“Stando ai sondaggi manca un seggio per raggiungere la maggioranza a una futura alleanza di sinistra tra i socialisti del Psoe e Unidos Podemos (UP), il movimento di sinistra eurocritico e keynesiano che ha costituito la principale novità del contesto politico spagnolo degli ultimi anni, Riusciranno, PSOE e UP, a conquistare quel seggio in più?”.

Ciò significava ritenere quanto meno probabile che i socialisti di Sanchez, in perdita di voti e di seggi, avrebbero finito di sfogliare la margherita preferendo un’alleanza di sinistra alla Grande coalizione coi Popolari di centro destra del ex premier Rajoy, comprensiva anche del nuovo movimento di centro denominato Ciudadanos.

E’ bastato il voto britannico a modificare il quadro politico spagnolo in un paio di giorni.

Rajoy fa appello al bisogno di certezze degli spagnoli, che sarebbero vanificate dall’atteggiamento di Podemos, critico del neoliberismo di Bruxelles e disponibile nei confronti del secessionismi interni come soprattutto quello catalano.

Sanchez, come una sfinge, pare acconsentire col suo atteggiamento enigmatico alle profferte di Grande coalizione di Rajoy, anche perché l’effetto Brexit potrebbe fargli recuperare qualche voto nei confronti di Podemos e rafforzarlo dentro al Partito.

I Ciudadanos sono stufi dei tentennamenti socialisti e chiedono dal Psoe una risposta chiarificatrice, sapendo che il proprio appeal elettorale è in calo, ma fiduciosi di tenere comunque una golden share da far pesare nella costituzione dei prossimi governi.

Lo stesso leader di Podemos, Pablo Iglesias, è sulla difensiva, spera probabilmente in una spaccatura dentro al Psoe e accusa di scarsa “eleganza” Rajoy per la sua smaccata strumentalizzazione della Brexit.

Grande coalizione in arrivo, dunque?
Più numerose le domande delle risposte.
La Spagna rimane comunque il solo paese di grande dimensioni in cui la crisi della Ue proponga forse ancora un’alternativa tra destra e sinistra, nel nome dei contenuti, anziché quella tra favorevoli e contrari a Bruxelles, nel nome degli slogan e della pancia.

Guardiamo a Madrid, con l’ottimismo un po’ fragile della speranza