FOIS, LO SCRITTORE CHE AMA PROMUOVERE I LIBRI DEI COLLEGHI

DI CINZIA MARONGIU
CINZIA MARONGIU
Prigionieri delle loro torri d’avorio, staccati dalla massa e quasi incapaci di comunicare con gli altri nel loro sdegno inconfessato per tutto ciò che è contemporaneità, peggio se popolare. Oppure invasi e invasati da quella mondanità chiassosa che tra un moijto e un prosecco ti ruba l’anima, tra “grandi bellezze” e riedizioni vintage di quel radical chic che non passa mai di moda. Per gli intellettuali di casa nostra la via di mezzo è una rarità, di sicuro non gratuita, che ha l’aria di appartenere ai più generosi nel dare e nel darsi.
Uno di questi è sicuramente Marcello Fois, scrittore sardo trapiantato da 30 anni a Bologna, tradotto in 14 lingue, autore oltre che di romanzi e saggi , anche di soggetti e sceneggiature per cinema e tv e di testi per il teatro. E soprattutto così poco concentrato su di sé da essere artefice di uno dei più bei festival letterari italiani, quell’Isola delle Storie che anche quest’anno come da 13 anni a questa parte porterà a Gavoi (dal 30 giugno al 3 luglio, ecco l’intero programma) nel cuore della Barbagia, migliaia di appassionati lettori e tanti autori, famosi ma anche lontani dal mainstream letterario. Incontri ravvicinati che grazie a Tiscali e alla sua piattaforma per lo streaming Streamera sarà possibile seguire in diretta streaming.

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Insomma Fois, converrà che uno scrittore che si occupa di far conoscere e mettere in luce gli altri scrittori ha qualcosa di inusuale, se non di strano.
Questo fatto rende evidente che molti di noi non fanno il loro mestiere. Dal mio punto di vista è naturale stare in mezzo alla gente, inserito e immerso in un lavoro che senza gli altri non esisterebbe, non avrebbe senso. È un tale privilegio per me fare lo scrittore che mi sembra il minimo restituirne la condizione di grazia condividendola con gli altri”.
Ma io mi riferivo a suoi colleghi che lei invita a Gavoi: immaginare autori divisi da rivalità e invidie non deve essere così lontano dalla realtà. Chi glielo fa fare?
Credo che un atteggiamento di questo tipo sia meno altruista di quanto sembri. Formare dei lettori consapevoli dà un senso al mio lavoro. Nella vita faccio due cose con grande passione, oltre la scrittura. La prima è proprio quella di organizzare questo evento annuale facendo in modo che per gli scrittori non sia una mera promozione di se stessi, come avviene in tanti altri Festival, ma una promozione della lettura e della scrittura. La seconda è andare nelle scuole per plasmare nuove sensibilità. Credo che costruire il tuo pubblico sia doveroso anche se qualche volta finisci per farlo contro te stesso perché il lettore creativo è un’arma a doppio taglio. È lui a scegliere. Non si fa teleguidare o omogenizzare. Tu che lo hai formato in antitesi alle mode sei soltanto responsabile di quel senso di libertà che naturalmente comporta dei rischi, magnifici comunque da correre. Perché poi i tuoi lettori cresceranno ma non ti abbandoneranno mai”.