RIBALTONE TORY. FUORI JOHNSON, SFIDA GOOVE-MAY PER SUCCESSIONE A CAMERON

DI MANLIO SOLLAZZO
MANLIO SOLLAZZO
Il Regno Unito sta vivendo la fase più concitata della sua storia dal secondo dopoguerra e la giornata politica di ieri è stata in tal senso emblematica. Dopo l’inatteso Leave del Brexit, il mese di giugno inglese, si è concluso con una serie di novità che hanno infiammato la competizione per la corsa a Downing Street. Innanzitutto, il nuovo Premier non sarà certamente Boris Johnson, ritenuto il più autorevole candidato alla successione del dimissionario David Cameron. E’ stato lo stesso ex sindaco di Londra a darne l’annuncio in una conferenza stampa appositamente convocata. “Non mi candido alla leadership dei Tory. Dopo essermi consultato con i miei colleghi e considerate le circostanze in Parlamento sono arrivato alla conclusione che il nuovo leader non posso essere io” ha lapidariamente dichiarato Johnson, sottraendosi alle domande dei giornalisti. La causa scatenante della suo repentino e perentorio cambio di idea è stata indubbiamente l’auto-canditaura di Micheal Goove, Ministro della Giustizia in carica, anch’egli membro del partito conservatore e braccio destro dell’ex primo cittadino della capitale inglese nella campagna referendaria per uscire dall’Ue. Goove ha motivato la sua decisione sfiduciando pubblicamente Johnson: “Non penso che abbia le qualità per fare il primo Ministro”. “Una pugnalata alla schiena” l’ha definita la Bbc, che autorizza a pensare ad un complotto politico che potrebbe essere stato ordito dal vendicativo David Cameron. Goove, in questa ipotetica trama a tinte fosche, sarebbe il classico piatto preparato e servito freddo dal grande sconfitto del Brexit. Del resto, si sa, tutto il mondo è paese. Anche se amiamo lavare i panni sporchi in pubblico, noi italiani non abbiamo l’esclusiva degli “inciuci di Palazzo”. I giochi di potere esistono dappertutto. Anche nella terra di Shakespeare. “Tanto rumore per nulla”, avrebbe pertanto chiosato il grande drammaturgo elisabettiano. Tuttavia, questo regolamento di conti poco rusticano tra gentlemen, non suscita solo clamore ma apre nuovi scenari. Lo stesso Goove non potrà dormire sonni tranquilli. Sempre ieri, ha infatti presentato la sua candidatura un altro ministro del governo Cameron: Theresa May, titolare del dicastero degli Interni, la quale, differentemente da Goove, nella campagna referendaria si è al contrario schierata con il Premier a favore del Remain. I conservatori Goove e May si contenderanno nelle prossime primarie, che si concluderanno il 9 settembre, la leadership dei Tory e la carica di Primo Ministro. Il primo sondaggio del Times da per grande favorita Theresa May. La probabile vittoria dell’ europeista May darebbe vita a un inedito scenario interno che potrebbe riverberarsi sul piano internazionale. May, che si è definita “la persona migliore per fare il Premier in Gran Bretagna”, si è però affrettata a precisare che “Brexit significa Brexit”. Non ci saranno ripensamenti con lei al comando. Sia fatta la volontà del popolo. Il suo eventuale governo tutelerebbe gli accordi commerciali britannici nel mercato unico e potrebbe attivare l’art. 50 del Trattato di Lisbona per formalizzare l’uscita dell’Uk dall’ue entro il 2016. Anche sul fronte opposto sarà lotta a due per la leadership del Labour. Nonostante abbia incassato il voto di sfiducia dalla maggior parte dei deputati, Jeremy Corbyn si ricandiderà e dovrà vedersela con la più moderata Angela Eagle, che appare favorita per la vittoria delle primarie della sinistra. Si profila dunque all’orizzonte un’Inghilterra a trazione femminile, con Theresa May Premier e Angela Eagle alla guida dell’opposizione. A meno di un improbabile tracollo economico-finanziario post-Brexit, non c’e’ alcuna intenzione di indire nuove elezioni fino a fine legislatura, nel 2020.