IL GOVERNO EMANA PROVVEDIMENTI A SENSO UNICO VERSO LE BANCHE

DI ELIO LANNUTTI

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Il Governo ancora non ha capito che la legiferazione d’urgenza richiesta dai banchieri, non aiuta la ripresa dell’economia, ma al contrario contribuisce ad affossarla, e che il pegno non possessorio nel D.L. banche, sbandierato come un aiuto alle imprese, le rende più facilmente espropriabili facilitando i fallimenti, non essendoci alcun nesso con l’accesso ed il ricorso al credito più facile.
Gli unici beneficiari di questo nuovo strumento, denominato ‘pegno non possessorio’, saranno gli istituti di credito che, grazie ad esso, potranno ottenere dagli imprenditori una garanzia ulteriore sugli affidamenti loro concessi nella forma appunto di questo nuovo pegno, che potrà essere concesso su beni mobili che continueranno ad essere impiegati nel processo produttivo.
Questa modifica ulteriore modifica dell’ordinamento, chiesta dal ceto bancario così a gran voce deriva dal fatto che spesso nei fallimenti, l’ammontare maggiore di crediti chirografari destinati a rimanere integralmente o, nei casi migliori, in larghissima misura, insoddisfatti, per questo le banche, per concedere qualunque tipo di affidamento, convertiranno l’ammontare dei loro crediti da chirografari a privilegiati.
L’unica fetta importante di debiti delle aziende assoggettate a procedure concorsuali che rimarrà chirografaria sarà quella dei fornitori dell’azienda (erario, previdenza, professionisti, dipendenti, ed ora anche banche, godono tutti di privilegio) quindi, di fatto, i primi a subire in toto l’effetto del fallimento di un loro cliente saranno proprio i soggetti più deboli e maggiormente esposti anch’essi all’attuale stato di profonda crisi economica, nonché sprovvisti della forza contrattuale necessaria per ottenere anch’essi la garanzia del pegno non possessorio.
Chiunque operi nell’ambito delle vendite giudiziarie competitive sa che il valore che si può ricavare dalla vendita di un bene tramite queste ultime è, per sua stessa natura, di gran lunga inferiore al valore di mercato e ciò per il fatto intrinseco ed inevitabile che il valore a cui i beni saranno venduti sarà giustamente quello di liquidazione.
Non vi è alcun modo per proteggere il debitore da ciò e l’interesse del creditore procedente sarà ovviamente limitato all’ammontare del suo credito, che ben potrà essere di gran lunga inferiore al valore dei beni concessi in garanzia. In quest’ottica desta grande preoccupazione il dettato della lettera d) dell’art. 1 del DL 59 2016 in base al quale, se previsto nel contratto di pegno, il creditore potrà appropriarsi direttamente dei beni oggetto di garanzia ad un valore predeterminato nel contratto stesso, privando così l’azienda in difficoltà di asset necessari al processo produttivo per decretarne, quasi certamente, la morte, scatenando quindi il fallimento.
Con i provvedimenti a senso unico verso le banche, come l’esproprio delle case per 18 rate non pagate senza passare per lo scrutinio di un Tribunale, non si aiutano le imprese e le famiglie ad uscire dalle difficoltà economiche, ma ne viene accelerata ed aggravata l’agonia, scatenando un sacrosanto risentimento popolare, ancora non percepito verso un Governo ostile che cancella i diritti resuscitando il far west.