IL REFERENDUM CONTRO LA “BUONA SCUOLA” SI FARA’

DI MANLIO SOLLAZZO
MANLIO SOLLAZZO
Un altro Referendum, oltre quello confermativo di ottobre sulla riforma della Costituzione, segnerà la storia dell’esecutivo Renzi e potrebbe risultare decisivo per la sue sorti: quello, parzialmente abrogativo, sulla riforma della scuola, fiore all’occhiello, con il Jobs Act, dell’azione di governo.
Sono infatti state abbondantemente raggiunte le 500.000 firme previste dalla Costituzione per poterlo indire.
530.000, per la precisione, utilizzabili con certezza pressoché assoluta, in quanto acquisite regolarmente, tramite il completo espletamento della farraginosa procedura burocratica stabilita dalle normative vigenti.
Stamattina il Comitato promotore – composto da movimenti, associazioni, e sindacati nazionali di docenti, studenti e genitori – si recherà in Cassazione per depositare gli scatoloni contenenti i moduli con le firme da verificare e una richiesta di referendum parzialmente abrogativo della legge 107, imposta un anno fa con la fiducia al termine di un travagliato iter parlamentare.
I quesiti sottoposti al voto popolare sono i seguenti quattro:
1) L’aumento dei poteri dei dirigenti scolastici, che rischia di ledere la libertà d’insegnamento, costituzionalmente garantita;
2) L’alternanza scuola-lavoro, che sottrae preziose ore curricolari agli studenti e li impegna a svolgere un lavoro non retribuito;
3) Il finanziamento alle scuole private, non contemplato dalla nostra Costituzione e in una situazione di grande sofferenza per la scuola statale, più che mai bisognosa di risorse aggiuntive;
4) Il bonus premiale ai docenti cosiddetti “meritevoli”, che mina la collegialità della professione docente e sostituisce, di fatto, il rinnovo del contratto collettivo, bloccato dal 2009.
Il primo atto della campagna referendaria sulla Buona Scuola è dunque andato a buon fine. C’è grande soddisfazione in tutti coloro che hanno indefessamente dedicato tempo ed energie nei “banchetti” dislocati nelle piazze di molte città, prodigandosi a dare informazioni ai cittadini e a raccogliere le firme. Un lavoro impegnativo ed oscuro, svolto nel silenzio dei media e della carta stampata.
La cosiddetta“Buona Scuola”, contestatissima dall’80% del comparto scolastico, come lo storico sciopero del 5 maggio 2015 ha certificato, è oggi, alla luce del recente flop registrato dal Pd alle amministrative, stata messa in discussione dallo stesso governo.
In occasione dell’assemblea della Direzione del Pd, il segretario e PdC Matteo Renzi, ha pubblicamente ammesso che la riforma ha prodotto una frattura con il mondo della scuola ed ha poi influito sull’esito negativo delle ultime elezioni.
Anche qualora il governo dovesse ora “aprire un tavolo con gli insegnanti”, come Renzi ha dichiarato di voler fare, la “sua” riforma della scuola sarà comunque valutata con lo strumento democratico del voto popolare.
Il potere decisionale passa agli insegnanti e ai cittadini.