IL COMPLOTTO CONTRO IGNAZIO MARINO

DI LUCIO GIORDANO

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Dunque, vorrei capire meglio. Ignazio Marino, dopo una lapidazione senza eguali nella storia  della politica italiana, è stato costretto a dimettersi  da sindaco di Roma per sette scontrini non giustificati, almeno al momento . Cene indicate dal primo cittadino della Capitale come istituzionali.  Giusto? Poi, d’accordo, ci sarebbero i ventimila euro  utilizzati per spese di rappresentanza in due anni. Niente, peraltro,  a confronto con altre spese di rappresentanza. Quelle di   quando Matteo Renzi era alla provincia di Firenze. Seicentomila euro in tutto  su  cui sta indagando la corte dei conti . In più altre cene ‘istituzionali’ con amici e parenti su cui ha indagato invece il Fatto Quotidiano. Ma andiamo avanti.

Ieri sera Marino si è presentato  ai magistrati  per  consegnare dei documenti e per  fare delle deposizioni spontanee. In quattro ore di colloquio con il procuratore aggiunto Francesco Caporale e  con il pm Roberto Felici, titolare dell’indagine  avviata dopo l’esposto di Fratelli d’ Italia e di m5s,  ha negato tutte le accuse dichiarando che “Le firme sui giustificativi delle spese sono false e alcune sono state fatte mentre ero all’estero”.  Quindi in alcune  circostanze Marino era  addirittura fuori Roma ed  era molto  difficile tornare in Campidoglio per mettere le firme sugli scontrini incriminati. Anche i marziani del resto hanno dei limiti nel rapporto spazio temporale. Anche gli extraterrestri non hanno il dono dell’ubiquità. Marino ha inoltre negato di aver mai richiesto la carta di credito , né di aver aumentato il plafond delle spese di rappresentanza fino a 50 mila euro. Tra l’altro, per ora, non è nemmeno indagato.

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Adesso però le cose sono due : o il sindaco di Roma, dimessosi il 12 ottobre scorso e che resterà in carica fino al 2 novembre , sta dicendo il falso  e allora lo scopriremo presto ( ma le firme sugli scontrini sono, in maniera chiara, diverse l’una dall’altra), oppure, come hanno capito anche i sassi,  Marino è vittima di un complotto gigantesco. Un tradimento da ultima cena con i dodici apostoli che in questo caso hanno nomi, cognomi e rappresentanze varie: palazzinari, opus dei, famiglie rom, politici legati a doppio filo con la criminalità organizzata, massoni,  mafiosi, opposizioni del consiglio comunale, ambiziosi aspiranti sindaci. Tutti insieme  e appassionatamente, alleatisi per crocifiggere Marino. Eletto, va precisato,  democraticamente e che, in assenza di reato, non si riesce a capire perché si sia dovuto dimettere. O meglio, il motivo principale lo si conosce benissimo: 15 orizzontale, anno santo, 8 lettere. GIUBILEO.

Il giubileo, dunque. E gli   appetiti che suscita da diversi mesi. In tanti vogliono   mettere le mani sugli appalti , ovviamente truccati. Immaginabile anche il giro colossale  di  mazzette. Già in tre sono finiti in carcere nei giorni scorsi. Tutto cosi chiaro, lampante. Anche troppo. E’  questa  dunque l’unica giustificazione che si può trovare alla fretta  con cui il sindaco di Roma è stato fatto fuori.

Però se Marino, come probabile,  è innocente, oltre alle scuse, chi  l’ ha accusato con protervia  faccia anche una bella cosa. Lo accompagni in Campidoglio e gli infili di nuovo la fascia tricolore. Tranquilli. Se nessuno di loro lo farà, vorrà dire che ci penseremo noi cittadini onesti di Roma a costringere Marino a tornare sindaco.  E lo faremo a costo  di mandarlo in Campidoglio a forza  di calci in culo.

pubblicato il 20 ottobre 2015

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