IL SALONE DEL LIBRO CAMBIA VESTI E FORSE CITTA’

 

DI GLORIA GALLUZZI
GLORIA GALLUZZI
Questa volta la tempesta che si abbatte sul Salone del Libro di Torino sembra non lasciare spazio alla speranza che il sole rispunti.
Gli editori, i veri protagonisti della manifestazione nata nel 1988, non ne possono più e si mettono in campo.
Parliamoci chiaro: la Fondazione del Salone del Libro di Torino è lo strumento di politica culturale delle amministrazioni del territorio, si sfoga col Giornale il presidente dell’Aie – Associazione italiana editori – Federico Motta uscita l’anno scorso dal consiglio di amministrazione della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, “perché non eravamo d’accordo sul modello di gestione. Noi non contavamo più nulla. Il Salone è diventato uno strumento della politica territoriale per le attività per le loro attività culturali“.
Si affaccia quindi, alla luce della situazione descritta, l’idea di una fiera del libro a Milano ma non solo.
L’iniziativa prevede un’ampia parte di eventi nelle librerie della città, sul modello del Fuori Salone e una forte sinergia con l’altra grande manifestazione libraria milanese, BookCity, organizzata dal Comune e dalle fondazioni (Corriere della Sera, Arnoldo e Alberto Mondadori, Feltrinelli, Umberto e Elisabetta Mauri) che fanno capo ai quattro grandi gruppi editoriali.
L’idea di Motta, è quella di un progetto nazionale, ad ampio respiro, che prevede il potenziamento di Più libri più liberi (la fiera romana dei piccoli editori che si svolge ogni anno a dicembre), e un Salone itinerante al Sud, la cui prima tappa, se tutto dovesse procedere, sarà a Bari nel 2018. Sono questi i dettagli di massima del progetto Aie- Fiera Milano. Un progetto, secondo fonti informate, che, se verrà approvato, potrebbe realizzarsi già nella primavera 2017, aprile probabilmente, con una fiera negli spazi di Rho-Pero (si sta già anche ragionando sul nome, che dovrebbe essere completamente italiano e contenere Milano e Libro).
Gli editori avrebbero la completa gestione dei contenuti, alla Fiera toccherebbe la parte di commercializzazione, promozione, organizzazione. Tutto senza contributi pubblici. Soprattutto dopo che, mentre era in corso la riunione degli organi direttivi dell’ Aie è arrivata la notizia degli arresti nella Fondazione torinese che mettono a dura prova la sopravvivenza del Salone stesso.
Dei dettagli del progetto di Fiera Milano, Federico Motta, non vuole parlare, ma conferma che il Consiglio generale ieri ha «dato parere favorevole a un modello di società per lo sviluppo di manifestazioni fieristiche ed eventi per la promozione del libro a livello nazionale e internazionale». In sostanza, spiega, «gli editori hanno deciso di essere loro i creatori progettuali, gli esecutori, gli organizzatori delle manifestazioni che riguardano il libro. Insomma di essere i protagonisti di una serie di eventi in cui una fiera del libro è un importante ma non unico elemento. È un discorso più ampio, di respiro nazionale e internazionale, che prevede un supporto alla lettura per tutto l’anno e in tutta Italia, soprattutto al Sud, e a tutte le manifestazioni legate al libro, come Festivaletteratura di Mantova, BookCity o Pordenonelegge».
Il consiglio dell’Aie ha dato mandato al presidente di contattare il presidente della Regione Piemonte e il sindaco di Torino per verificare le loro proposte «sul cambiamento della governance e della gestione sia del Salone che della Fondazione». Forse la partita con Torno non è del tutto finita.
«Quello che ci interessa è fare una fiera del libro secondo le nostre intenzioni, nella miglior localizzazione possibile, che sia Torino, Milano, Bologna, Canicattì — dice Motta — che corrisponda ai requisiti e ai parametri che richiediamo. Una manifestazione aperta al pubblico, con più visitatori possibili, ma anche momento di confronto, discussione, progettazione, di scambi dei diritti. Di sicuro c’è una condizione: la vogliamo gestire noi».
Gli editori vogliono un Salone del Libro che abbia una visione non solo legata alla manifestazione ma ad un sistema di promozioni della lettura ed eventi per tutto l’anno. Una logica di attività di cui diventare responsabili dice Motta.
La città piemontese rischia quindi di perdere una delle “sue” più note manifestazioni dopo quasi 30 anni di storia?
Il Salone deve essere un evento slegato dai regionalismi e con un respiro nazionale ma anche internazionale, un centro di attrazione di tutto il mondo che ruota intorno al libro. Senz’altro continuerà ad essere una manifestazione aperta al pubblico con più visitatori possibili, ma deve essere un momento di confronto, discussione, progettazione di tutto quello che riguarda il mondo editoriale.