IL TRIANGOLO NO (PER ORA)

DI MARUSKA ALBERTAZZI
maruska albertazzi
Il mio primo ricordo di Renato Zero risale a circa 35 anni fa. Ero a casa della mia “dada” (bolognese per “tata”), e c’era la tv in cucina, una tv arancione a forma di piccolo cubo. Con me a guardarla, verso le nove di sera, ben oltre il mio orario consentito per la nanna, sua figlia Roberta. Roberta aveva sedici anni, aveva i capelli neri e ricci ed era una sorcina. Per spiegarmi cosa volesse dire, puntó il dito verso la tv, dove scorrevano le immagini in bianco e nero di Fantastico 3. E lo vidi. Un uomo mascherato, strano, diverso. Che cantava canzoni bellissime, anche per me che avevo cinque anni.
Essere una sorcina è una filosofia di vita, mi spiegó Roberta, che amava andare in giro col borsalino e completi da uomo. A me piacevano i vestiti da principessa, pensai, non posso proprio essere una sorcina. Peró Renato Zero mi piaceva, ed è continuato a piacermi negli anni. Non mi sono mai posta domande sul suo orientamento sessuale, non è da me. Ho avuto un fidanzato etero che adorava mettere le mie scarpe col tacco e uno prevalentemente etero che metteva le mie gonne – solo quelle lunghe, peró. Ho avuto amici gay che ogni tanto, da ubriachi, finivano a letto con donne, pur negando l’evidenza il mattino dopo. Non mi piacciono le etichette, io stessa ho amato una ragazza, anni fa, eppure posso dire serenamente che mi piacciono gli Uomini.
Ecco perché la dichiarazione di Renato Zero di un paio di giorni fa, che si puó rissumere in “volete farmi dire che sono gay ma a me piacciono le donne” non mi ha fatto né caldo né freddo. Chi siamo noi per decidere l’orientamento di qualcun altro? Per parlare al posto suo?
Piuttosto, è vero che, per anni, Renato sull’ambiguitá sessuale ci ha marciato, vendendo dischi forse anche per quello, per quell’immagine che faceva dire alla figlia della mia dada che essere sorcina era una filosofia di vita. Ma ambiguitá, appunto. Non definizione. Dubbio. Gioco. Questo è sempre stato Renato Zero. Non un paladino dei diritti omo, piuttosto un esponente dell’anarchia dell’immagine e dell’identitá.
Vero o falso, il messaggio di Renato, nella sua costante ambiguitá (“se arrivasse un uomo, e ci provasse… ) non ha nulla di reazionario, anzi.
Apre a tutti, uomini e donne, senza troppe distinzioni.
Capisco la rabbia di tanti fan omosessuali che aspettavano un coming out di tutt’altra matrice, ma li invito a riflettere. Il mio ex, un giorno, mi disse: mi sento una lesbica in un corpo di uomo. Era possibile? Era possibile. Possibile anche per Renato nostro, dai.