ANNA MARIA JACOBINI , UNA DONNA CHE AVEVA ANCORA “FAME” DI STORIE

DI MICHELE GAMBINO

Michele Gambino

Ho saputo della scomparsa di Annamaria Jacobini poco prima di salire su un aereo, e questo ha dato al viaggio uno strano senso di irrealtà. In volo pensavo: Annamaria che almeno un paio di volte al giorno veniva a farmi una proposta di lavoro; Annamaria che a volte vigliaccamente evitavo nei corridoi per timore che avesse da lamentarsi di qualcosa, ma che poi cercavo con affanno quando mi serviva in fretta una storia o un servizio , Annamaria non c’era più? Come diavolo era possibile?
Guardando scorrere sotto l’aeroplano città, porti, strade, ho avuto un pensiero non da me: chiunque esca dalla moltitudine degli esseri umani per incrociare la nostra vita in un modo o nell’altro diventa importante per noi. Ci lascia qualcosa.
Annamaria non era una mia amica, sebbene la conoscessi da molti anni. Questione di ruoli, di approcci al lavoro, di visione del mondo. E non era affatto una persona di dolcezza unica, come ha scritto qualcuno. Certamente non sul lavoro. Era volitiva, cocciuta, impegnativa. Un mese fa mi aveva chiesto con insistenza di parlarmi in privato. E quando finalmente era riuscita a mettermi in un angolo, mi aveva chiesto a muso duro se avevo qualcosa contro di lei, dal momento che la facevo lavorare poco.
Naturalmente non avevo nulla contro di lei, ma non è questo che conta. In quella richiesta di chiarimento c’era tutta Annamaria: una donna che dopo tanti anni di lavoro ad ottimi livelli aveva ancora una fame di storie così grande da considerare perduto anche un solo giorno di inattività.
Ovvio che un cinico disincantato come me la guardasse con un po’ di distacco. Ma persino io non potevo fare a meno di ammirare l’entusiasmo con cui presentava le sue proposte, e le difendeva dalle osservazioni critiche. Per non parlare dei casi umani che prendeva a cuore come fossero suoi parenti, e le cui cause promuoveva con una ostinazione che magari a volte infastidiva me, ma faceva onore a lei.
Le persone muoiono, ma la loro storia, le tracce che lasciano negli altri, persistono per un certo tempo. La persistenza di Annamaria in uno come me, che lei immagino considerasse uno stronzo o giù di lì, assume un certo valore aggiunto. Ed è per questo che ne ho scritto. Sono sicuro che le farebbe piacere.