UNA MAREA DI VOLTI D’AMARE UNO PER UNO

DI MARIA PIA DE NOIA
MARIA PIA DE NOIA
L’8 agosto di 25 anni fa, poco dopo il risveglio, scoprimmo che la storia quella mattina aveva bussato proprio alla nostra porta. E quando la storia passa non chiede il permesso né ti manda il preavviso. Semplicemente arriva, cogliendo spesso tutti di sorpresa, impreparati.
Come fu allora: più di 20.000 persone arrivate tutte insieme nel porto di Bari, stipate sulla nave Vlora. Il più grande sbarco di immigrati.
Così quel giorno di colpo realizzammo (come già qualche mese prima a Brindisi) cosa fosse l’immigrazione in massa, di un popolo intero, in fuga della povertà verso un eden rappresentato dall’altra riva del mare. Senza l’enfasi pomposa di certe migrazioni bibliche. In quei giorni però scoprimmo anche la generosa, ancorché silenziosa, accoglienza di un altro popolo, da questa riva del mare, che senza riflettori seppe dare testimonianza di cosa vuol dire esserci in assenza delle istituzioni.
Tra i primi e tra i pochi a non farsi piegare dalla storia, don Tonino Bello. Fu lui con il suo esempio e le sue parole a stimolarci ad aprire le porte di casa nostra. Senza paura e con fiducia. Perché quella turba indistinta di persone, ammassate come bestie prima su una nave poi in uno stadio, era un insieme di tanti volti. Volti da rispettare e amare. Uno per uno.
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“C’è stato un momento in cui ho visto meglio: non quella turba indistinta ma i volti dei giovani albanesi uno per uno. Anzi non proprio loro, ma per trasposizione i volti di chi li ha generati: le madri gravide al posto dei figli sul molo.
E ho pensato: chissà quante carezze su quei ventri in attesa, quante tenerezze a levigarne la rotondità, quanti baci a benedire l’attesa; chissà quante parole d’affetto sussurrate su quelle cupole, perché arrivasse l’eco nel ricettacolo più profondo; e chissà quante scommesse, e quante ambizioni, e quanti progetti sul frutto di quell’amore gestante.
Poi, che ne è? Lo scempio che constatiamo! Gemme sfogliate… petali al vento. No, non è giusto! Quei giovani vanno rispettati e amati. Uno per uno. Come se di ciascuno fossimo madre”.
don Tonino Bello
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