PUTIN INCONTRA ERDOGAN. ACCORDO IN VISTA?

DI ALBERTO TAROZZI

ALBERTO TAROZZI

C’eravamo tanto odiati: sembrava ieri e forse era proprio ieri tra Putin e Erdogan.

Il golpe però aveva dato vita a ipotesi dissonanti.
Yalta russo-americana a Mosca, con Kerry e Lavrov che assistono allo svolgersi del golpe pensando che comunque vada per loro finirà bene. Scenario 1 Erdogan vien fatto fuori: un alleato scomodo in meno per Washington, un nonsisacosa in meno per Mosca; scenario 2 Erdogan fa fuori i golpisti: lunga vita al governo legittimofilo Nato per Washington, adesso vediamo se il sultano diventa più malleabile, per Mosca.

Sullo sfondo un mistero. Ma Erdogan chi lo ha avvisato? Due gli indiziati: Israele e Russia. Si sa Erdogan è post moderno, per lui tutto fa brodo.
Ma Erdogan è anche fantasioso. Non a caso, poco prima del grande freddo con Mosca si era inaugurata una grande moschea in Russia. E pochi giorni dopo il golpe Erdogan apre a Putin. Riconoscenza o matrimonio di interesse?

Certo se Kerry e Lavrov avevano pensato a una nuova Yalta è il momento buono per sparigliare le carte e passare alla cassa.
Se Putin pensa a un progetto Eurasia, Istanbul è pronta. Cosa mi dai in cambio?
Per il momento è chiaro quello che chiede Mosca.
Turkish stream d’abord.

Nei Balcani si riaprono giochi che parevano chiusi. Se Erdogan apre alle pipeline (e Erdogan ha già aperto) si scatena un effetto domino. Disponibili Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria e perché no Italia, incaricata della costruzione, la Saipem.

Il no della Bulgaria al South stream pareva aver accerchiato i governi filo russi dei Balcani (Macedonia in testa, sempre prossima alla guerra civile, dove vigila, come “mediatore” made in Usa, il falco Lady Nuland, quella che “L’Europa si fotta”).
Adesso gli accerchiatori sono accerchiati e gli Usa dovranno alzare la voce un po’ con tutti, a partire dalla Grecia che si è dichiarata da tempo disponibile al Turkish stream….quando però pareva irrealizzabile.

L’Europa è spiazzata. Sola reazione il mezzo bluff della Germania: tutto ok, l’accordo Putin/Erdogan porterà la pace.
Tra loro due forse sì, ma i conflitti, probabilmente, si sposteranno solo di qualche kilometro, pochi o tanti.
Fin qui gli interessi dello zar, ma restano alcune questioni collaterali da definire meglio.
In ordine sparso Siria/Assad, Iran, Paesi Arabi, rifugiati siriani, Nato, Libia, Isis, Kurdi, accordo Ue Turchia sui profughi, più qualche conflitto infrabalcanico temporaneamente sopito e qualche ricaduta sul versante ucraino.
Bazzecole.

La Germania, almeno, mostra di capire che la situazione è fluida, sia pure con toni rassicuranti, che poco rassicurano. Gli altri stanno alla finestra.
Col terrore che, come spesso avviene, gli scenari di pace siano il preludio a nuovi venti di guerra.
A Lady Clinton, aspettando novembre, brillano gli occhi.