QUI FIORENTINA. IL LUNGO LETARGO VIOLA CONTINUA CONTRO LA JUVE

DI STEFANO ALGERINI
STEFANO ALGERINI
D’accordo, se ti presenti a Torino alla prima di campionato ed i bookmaker espongono per la tua vittoria una quota simile a quella dello sbarco degli alieni entro la fine del mese, perdere 2-1 può considerarsi un mezzo successo.
Però poi se la partita l’hai vista l’unica parola che viene in mente è sconforto. Come non sentirsi sconfortati dopo aver visto Tatarusanu sbagliare sette (7!) rinviii consecutivi alla stesso modo; dopo aver visto la difesa aprirsi come una pornostar dopo che quel povero, meraviglioso, encomiabile attaccante aveva trovato il modo di pareggiare incredibilmente a venti minuti dalla fine: dopo aver visto un ciuffo platinato con sotto i resti di Bernardeschi girare a vuoto novanta minuti filati; dopo aver visto un eccellente Federico Chiesa cestinato inspiegabilmente alla fine del primo tempo; dopo aver visto Tomovic ancora una volta titolare: immortale, inamovibile, una specie di membro del politburo sovietico?
Ed il tifoso viola così, strappato a viva forza dalle serate in riviera da un calendario sadico, vede un lungo autunno carico di procelle stagliarsi all’orizzonte. E già sente il tipico rimbombo dei tuoni : “autofinanziamento”; “cittadella”; “giocatori funzionali”; “cessioni dolorose ma necessarie”. Niente di nuovo, sia chiaro. Tutto prevedibile come la playlist di una radio commerciale. Il problema è che lo scorso anno un allenatore piovuto da Marte aveva trascinato tutti, città e squadra, per sei mesi in un parco divertimenti.
E quando capisci che in fondo non è detto che la vita di uno che ha la Fiorentina nel cuore debba essere per forza una specie di cammino di Compostela poi è difficile accettare che il proprio destino si compia ancora: ciclico.
In sedicimila hanno già sottoscritto un abbonamento pensando di avere il pass per Gardaland un’altra volta. E invece, molto probabilmente, si tratterà di vedersela con Sassuolo, Torino, Sampdoria per le posizioni di mezzo: quelle tra la colonna di destra e di sinistra della classifica. Certo mancano ancora dieci giorni alla fine del mercato e c’è un Corvino, in forma fisica clamorosa, pronto a portare ancora un paio di mestieranti provenienti da qualche squadra dal nome improponibile.
Però la magia di quei primi sei mesi dello scorso campionato sembra ormai svanita. Come Robin Williams in “Risvegli”, Paulo Sousa aveva trovato la formula chimica per risvegliare Firenze dal suo torpore atarassico, ma non poteva durare. E proprio come Robert De Niro abbiamo ripreso a tremare; prima di addormentarci di nuovo: non serenamente però.