A VENTOTENE SI STA CONSUMANDO L’ULTIMO ATTO DELLA TRAGICOMMEDIA EUROPEA

DI MARISA CORAZZOL
MARISA CORAZZOL
A VENTOTENE, TEMPIO IN CUI NACQUE IL PENSIERO DI ALTIERO SPINELLI, SI STA CONSUMANDO L’ULTIMO ATTO DELLA TRAGICOMMEDIA EUROPEA
Vorrei che i tre protagonisti dello spettacolo che sta andando in onda in questi giorni a Ventotene, rispondessero ad un approfondito esame orale e scritto sulla filosofia politica che ispirò Altiero Spinelli, co-autore, insieme a Ernesto Rossi, del Manifesto per un’Europa libera e unita (1941); fondatore con Rossi, Eugenio Colorni, Ursula Hirschmann e altri antifascisti del Movimento Federalista Europeo (1943); ispiratore, a partire dal 1951, del progetto di Comunità politica europea; autore nel 1957 delManifesto dei federalisti europei, che definiva l’azione del Congresso del popolo europeo (1956-1962); commissario europeo (1970-1976) e promotore nel Parlamento europeo (1980-1984) di un progetto di Trattato che istituiva l’Unione europea. Sarebbero immediatamente bocciati, tanto grande è la sesquipedale distanza che li separa da Altiero Spinelli.
Ignorano, i tre “attori” protagonisti di “primo piano” della catastrofica situazione in cui versa il “Vecchio Continente” che Altiero Spinelli aveva una visione federale dell’Europa, molto fedele all’etimologia greca del nome (una delle molte possibili): lo sguardo (òps) che spazia in lungo e in largo (eurùs). Quando venne rinchiuso nel carcere fascista, seppe anticipare un mondo di stati-continenti in cui l’Europa si sarebbe dovuta misurare con potenze sovrane di dimensioni superiori a quelle degli stati nazionali.
Senza federazione, nessuna indipendenza. Senza indipendenza, niente libertà … Già negli anni Cinquanta sosteneva che la sovranità dei piccoli stati europei era fittizia. Trent’anni dopo la sua morte ciò appare ancora più vero, a dispetto delle illusioni in cui gli stati vorrebbero cullarci: essi hanno addirittura abdicato, nelle mani delle grandi industrie del CO2 e di una finanza ormai fuori controllo.
Sul popolo europeo
Pur servendosi senza distinzioni delle espressioni “Stati Uniti d’Europa”, Federazione europea”, “Europa federale” o “federata”, Spinelli ne serbava un’idea radicalmente democratica: la sua Europa non si limita a federare degli stati, stabilendo la pace, ma unisce un “popolo”. Gli Stati Uniti di Spinelli non sono solo una potenza continentale, ma prima ancora una cosa pubblica, “res publica”. Questa “cosa”, questa realtà, appartiene a un popolo, che si dichiara nel momento stesso in cui la costituisce. E nella federazione il popolo non è la finzione di un tutto indifferenziato, come si pretende nello stato-nazione, ma un insieme complesso, formato dai cittadini della federazione e dai popoli degli stati federati. In questo modo il potere costituente appartiene ai cittadini due volte: in quanto cittadini europei e in quanto cittadini degli stati membri.
Questa figura di cittadino europeo, che Spinelli aveva introdotto nel suo progetto e che il Trattato di Maastricht ha imitato, fa tutta la differenza. È più che possibile che essa sia in Europa l’ultima risorsa della democrazia di fronte al paradigma intergovernativo post-democratico, che non tollera più deviazioni dalle norme neoliberiste, benché queste stesse norme “siano quelle che generano i fattori di crisi e aggravano la situazione sociale”, come scrivono Pierre Dardot e Christian Laval in “Ce cauchemar qui n’en finit pas”(2016).
Altiero Spinelli – che si batteva contro le porte chiuse e il veto, preferendo la deliberazione pubblica e il voto, e voleva un sistema di perequazione finanziaria “per attenuare gli squilibri eccessivi” (dal suo Progetto di Trattato) – avrebbe gettato sulla situazione attuale uno sguardo ironico, lo stesso che fece in tempo a gettare sull’Europa dell’Atto Unico.
Contro gli pseudo europeisti che continuano a pavoneggiarsi con un simulacro di democrazia europea, Spinelli avrebbe denunciato una “democrazia senza il popolo” (Joseph H. H. Weiler, 2014), in cui si vota senza il potere di scegliere, e destra e sinistra fanno la stessa politica, decisa per consensus nei conciliaboli degli esecutivi (quello pseudo-federalismo che Jürgen Habermas ha denunciato dopo il 2011), secondo leggi arbitrarie che subordinano la sfera pubblica a quella privata. È a partire dalle fondamenta, a partire dalla cittadinanza europea, che si deve ricostruire l’Europa.
Come costituire la federazione
Nel 1956, dopo lo scacco della CED (la Comunità europea di difesa), il progetto di Spinelli del CPE (il Congresso del popolo europeo) muoveva da un’intuizione premonitrice: non si sarebbe fatta l’Europa senza fare gli europei. Come, d’altronde, sottolinea Michel Aglietta a proposito dell’incompiutezza dell’euro (La monnaie entre dettes et souverainetés, 2016), un senso di appartenenza non si istituisce per decreto: “Una suggestione che emerge dai dibattiti politici è che serve un contratto sociale per l’Europa. È il riconoscimento di un bene comune che occorre preservare e far crescere”. Il contratto sociale deve venire prima (o almeno con) la costituzione politica.
Fare gli europei, stringere un patto civico riguardo ai “beni comuni continentali” (un’Unione economica e monetaria completa, un reddito minimo di cittadinanza, una Carbon Tax) precederà (o accompagnerà) un patto repubblicano (o united pact). Ma è meglio non contare troppo, per arrivarci, sui governi, le diplomazie, i professionisti della politica, quelli che Spinelli chiamava “i profittatori della sovranità nazionale”.
Spinelli era corso ai ripari invitando il Parlamento europeo a ricoprire un ruolo costituente: se saranno i governi a riformare i Trattati, “allora avremo un’Europa delle frontiere, un’Europa à la carte, vale a dire la fine delle nostre speranze, ma anche la distruzione di ciò che è stato compiuto finora” (dal discorso al Parlamento europeo del 21 maggio 1980). È il punto in cui siamo oggi.
Allora, forse gli europei decideranno di farsi da soli, federando le loro iniziative, orizzontalmente. Perché non riprendere l’idea del Congresso del popolo europeo adattandola ai tempi nuovi, quelli dell’iniziativa dei cittadini, del sorteggio, del digitale, della collaborazione?… Questa è, almeno, la convinzione che anima i promotori del “Manifesto continentale”.
Ergo, Signori Merkel, Hollande e Renzi, prima di lasciare Ventotene, cospargetevi il capo di cenere, chiedete umilmente perdono a Spinelli, Rossi, Colorni, Ursula Hirschmann e a tutti gli altri antifascisti del Movimento Federalista Europeo che avete totalmente tradito, disattendendo quell’illustre Movimento – per volontà delle lobbies finanziarie che ve lo ordinano – e andatevene a testa bassa.