LA “QUESTIONE FEMMINILE” CHE PIACCIA O NO, E’ ROBA DA MASCHI .. MARCI

DI GIULIO CAVALLI
GIULIO CAVALLI
Demetrio aveva deciso di diventare il padre di sua sorella. Dopo la morte del padre ha pensato che, da fratello maggiore, dovesse occuparsi di Marisa, prendersene cura. Già, prendersi cura è un verbo di cui s’è persa la forma a forza di stritolarlo tra le devianze di un tempo in cui il controllo è diventato sinonimo di possesso e la violenza è diventata semplicemente una modalità estrema. Così Demetrio quando ha visto la sorella indossare una gonna a suo dire troppo corta dentro al bar ha pensato di punirla imbracciando il fucile e sparandole alle gambe. Si potrebbe scrivere uomo, italiano, mica arabo e si potrebbe tirare in ballo l’islam e l’Isis e tutto quello che gocciola dal brutto giornalismo di queste settimane e invece no, non è questo il punto: non è la gara tra le violenze semite che dipana la ferocia. Non interessa nemmeno che sia successo in Calabria perché davvero, c’è da scommetterci, qualche milanese avrà già scritto da qualche parte che su al nord non sarebbe mai successo. È la questione femminile che passa ancora una volta dal maschilismo: perché la questione femminile, che piaccia o no, è roba da uomini. Dagli uomini. Lei, Marisa, dal letto di ospedale incorre nel solito errore di una società sclerotizzata: si discolpa. Le gonne, le sigarette, quel suo fermarsi a parlare con uomini troppo adulti e quel suo fidanzato che non piace al fratello sono tutti i particolari che si sente in dovere di raccontare. Anche lei prova quindi l’irrefrenabile impulso di raccontare a tutti che non se l’è andata a cercare e che no non se l’è meritata la sfuriata del fratello. Sotto la pelle di questo tempo forse il delitto d’onore è ancora giustificabile se non davanti alla legge almeno per le opinioni di molti e così lei, la femmina, questa volta si chiama Marisa, si sente in obbligo di chiarire, puntualizzare. Discolparsi, sostanzialmente. Ci sarebbe da chiedersi, ad esempio, quando s’è persa la forza di proteggere qualcuno senza bisogno della violenza; sarebbe da scoprire quando abbiamo deciso che la difesa di una persona è più importante della persona stessa come se fosse un gioco del protettore, per il protettore o un esercizio di virilità. Demetrio è l’ennesimo uomo che ha bisogno di ribadire le debolezze di una donna per masturbare il proprio machismo: Demetrio è un invertito in una società sempre in cerca di perversioni. No, non si tratta di un fratello troppo geloso, nemmeno di un calabrese troppo incazzato o di un paramafioso di provincia: qui pallini conficcati nelle gambe di Marisa sono i maschi marci che frullano in un’epoca che vorrebbe saper decidere sui diritti di tutti gli altri. L’era in cui tutti siamo a sinistra sui nostri diritti e a destra dei diritti altrui. Cara Marisa, non ti giustificare, non dare risposte. Non sei tu a dovere dare spiegazioni. Chiedi al giornalista che ti intervista se pensa di avere pesato sempre bene le sue parole, chiedi a chi ti consola se non gli sia mai capitato di esagerare in machismo durante un aperitivo, chiedi a questo Paese se sia normale accorgersi degli errori solo con il rumore degli spari. Perché alla fine forse hai anche i nostri errori, nelle gambe.
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