I RADICALI QUELLI VERI, UNO SPLENDIDO RICORDO DEL PASSATO

DI STEFANIA DE MICHELE
STEFANIA DE MICHELE
Don Chisciotte è morto e anche i Radicali non stanno tanto bene. Da quando Marco Pannella non c’è più, nelle desolate lande della Mancha italiana, meridiano di Monte Mario, i mulini a vento sono salvi. La battaglia è infatti diventata necessariamente prosaica: se entro il 2017 il partito non raggiungerà il tetto minimo di 3000 iscritti, e se non ripeterà la performance l’anno seguente, tenerlo in vita potrebbe configurare il reato di delitto alla memoria e accanimento terapeutico. In pratica, per la sopravvivenza dei Radicali sono necessarie 6000 persone pronte a sborsare la quota di sussistenza pari a 200 euro (o quella consigliata di 500). La formula, utilizzata in occasione del 40esimo Congresso Straordinario, definisce il passaggio ‘una condizione minima, tecnica e politica, per l’esistenza e l’attività del partito’. Per adesso resta in piedi la scenografia, cara agli ‘agit-prop’ dei sogni che hanno acceso il dibattito politico italiano nel dopoguerra: congresso a Rebibbia, voto ai venti detenuti presenti, ola da stadio per l’icona del movimento laico, gandhiano, antiautoritario, ambientalista, antiproibizionista, Marco Pannella. Il risultato è la vittoria dell’ala ortodossa, capeggiata dal tesoriere Maurizio Turco, mentre la corrente di Marco Cappato, presidente dei Radicali Italiani, cede il passo, travolta dalle scelte operate in occasione delle amministrative a Roma e Milano. Ma il ragionamento è slabbrato perché i Radicali sono stati associati a Giachetti (con l’avallo di Turco) e a Sala (con il beneplacito di Cappato). “Quando si aprono brecce nel regime, noi ci proponiamo” è stato il commento di Cappato, ma sul cuneo che riesce a far leva tra le maglie del potere più di qualcuno ha avuto un dubbio, se non si è addormentato. Nel frattempo, le pale dei mulini roteano minacciose. I Radicali scelgono di parlamentare con la mugnaia Boschi: a giugno il Sancho Panza/Riccardo Magi, segretario radicale, ha chiesto al ministro delle Riforme di fermare le pale e cioè la possibilità di votare il referendum sulla riforma costituzionale per parti separate. Onore alla buona fede e alla purezza degli epigoni di Pannella. Tutto il resto è nostalgia, saudade, fitta al cuore. In fondo solo Don Chisciotte non sapeva che Dulcinea era una prostituta. Adesso i Radicali vanno dunque in cerca di brecce, e tanto basta. Ci lasciano il ricordo delle battaglie impossibili, molte delle quali vinte grazie alla folle propensione ad alzare sempre più in alto l’asticella dei diritti, anche quelli più scomodi. Dal 1974 ad oggi il partito ha promosso 110 referendum, l’elettorato ha potuto votare in 47 consultazioni. Riforme storiche sono state realizzate solo per merito di un pervicace impegno dei promotori referendari: legalizzazione di divorzio e aborto, obiezione di coscienza, stop al nucleare, depenalizzazione dell’uso personale di droghe leggere, abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, chiusura dei manicomi. Oggi l’eredità di Pannella è quasi dilapidata e il partito prossimo alla liquidazione. Non che non serva più: solo si è perso per strada.