M5S A ROMA IMPANTANATO NEL GIOCO DELLE CARTE

DI VINCENZO VASILE

VINCENZO VASILE

Cambiare il mazzo. Si fa così, lo si decide di punto in bianco ai tavoli di gioco, quando spunta il fondato sospetto che si stia barando con carte segnate. A Roma è diventato un gioco di carte. Le tre carte. Questa vince questa perde, dov’è finita? Gli addetti ai lavori le fanno girare vorticosamente e i gonzi sanno che c’è il trucco, ma non riescono a capirlo. Certo che viene difficile persino raccontare e spiegare l’intorcinata linea difensiva di sindaca e assessora all’ambiente di Roma: fino all’altro giorno Muraro dice e Raggi controfirma (o il contrario, ma non importa) di non avere ricevuto alcun avviso di garanzia sui rifiuti per effetto delle sue consulenze per le giunte precedenti. Adesso: sapevano tutt’e due fin da luglio che l’assessora era indagata, ma che c’entra, finora avevamo parlato di avvisi di garanzia… Peter Gomez, direttore del fatto quotidiano online già ottimo cronista di giudiziaria, s’è presa una tale arrabbiatura di fronte a questo gioco delle carte (giudiziarie) da chiedere dimissioni per Raggi e compagni. Anche se la giunta rimarrà in sella con qualche rimpastino, è finita, ed è finita male l’avventura romana dell’M5s al Campidoglio, copia furbesca e malandata di vecchi partiti e correnti che sul baratro ora si stropicciano le mani, allegrotti e nostalgici di quando bastava andare dal notaio per mescolare e servire sempre le stesse carte. Si chiamerà Cinquestelle o in altro modo, probabilmente in altro modo, ma è nella logica delle cose che si cambi il mazzo.