OLIMPIADI. IL NO DELLA RAGGI “GESTO DI RESPONSABILITA'” COME QUELLO DI MONTI

DI ANTONIO SICILIA
ANTONIO SICILIA
Nel 2012 il NO di Monti alle Olimpiadi fu salutato come un “gesto di responsabilità” date le gravi condizioni in cui versava l’Italia.
Nessuno si permise di rinfacciare al Presidente i soldi spesi fino a quel momento dal comitato promotore.
Nel 2016 invece il rifiuto della sindaca Raggi viene descritto come un gesto “folle e irresponsabile” e le viene anche addossata la colpa di aver reso inutili i fondi finora spesi dal comitato promotore.
“Sono due Italie diverse” dicono i sostenitori dei Giochi Olimpici.
Eppure l’Italia continua ad essere in difficoltà dal punto di vista economico, la Capitale versa (più di allora) in pessime condizioni e decine di studi dimostrano l’inesistenza di benefici economici nel lungo periodo per le città che ospitano i Giochi.
Un quadro davanti al quale la Sindaca di Roma, che non ho mai rinunciato a criticare, si è limitata a dichiarare che sarebbe opportuno sistemare prima l’ordinario e poi occuparsi dello straordinario.
Risulta infine ridicolo il retroscena secondo il quale il Presidente del CONI Malagò avrebbe aspettato per 35 minuti la Raggi, per poi andarsene scocciato per l’inaccettabile attesa.
In pochi ricorderanno che nel 2012, il quartetto Petrucci-Letta-Alemanno-Pescante fu costretto ad aspettare per ben 2 ore il Presidente Monti.
Eppure all’epoca il ritardo non fu strumentalizzato per portare avanti la tesi dell’incapacità politica del governante di turno.
Insomma siamo di fronte ad un No alle Olimpiadi, esattamente come quello del 2012, eppure i toni sono cambiati in maniera radicale e a tratti inspiegabile. Così inspiegabile, da risultare spiegabilissimo.