IL SORRISETTO DEL POTERE

DI GIANFRANCO MICALI
GIANFRANCO MICALI
Trovo noiosissimi i pur necessari dibattiti sul referendum costituzionale. Affrontano tutti aspetti secondari, tralasciando il problema fondamentale: se sia prudente regalare tanto incontrollato potere a un uomo solo. Per ottenere questo Matteo Renzi si è battuto come un leone con voti di fiducia, canguri e altre diavolerie, parlamentari e non, tutte approvate e sponsorizzate da tv e grande stampa. Discutere di abolizione di Cnel, diminuzione di senatori, di qualche risparmio sparso, è un po’ come farsi turlupinare da chi si sta appropriando della nostra casa e ci vuole convincere con risibili motivazioni, tipo: “così non vedrete più quelle due macchie sul soffitto, eviterete di pagare le tasse sui rifiuti e risparmierete qualche soldino da bervi all’osteria.”
Insomma, un consiglio: non spersonalizziamo affatto. Quando appare il “Renzi voglioso di potere”, non cambiamo canale. Tutt’al più abbassiamo il fastidioso audio, ma ficchiamoci bene in testa quel suo sorrisetto da Pierino-Pinocchio; la sua inveterata abitudine di nasconderci, mettendo la mano davanti alla bocca persino in parlamento, ciò che sta dicendo a qualche suo ministro; la naturale disposizione a promettere per poi intortarci con battutine e numeri da circo, e prepariamoci ad accorrere in gran numero per dirgli NO, quando ci permetterà finalmente di votare.