SPAGNA: SOCIALISTI ALLO SBANDO. LA SITUAZIONE E’ DISPERATA MA NON E’ GRAVE

ALBERTO TAROZZI
DI ALBERTO TAROZZI
Sconfitte a catena dei Socialisti del Psoe e del suo leader Sanchez, alle elezioni spagnole in Galizia e Paesi Baschi. Il partito sembra deciso a defenestrarlo.
Perdente la sua linea di andare a un’alleanza strisciante coi populisti di sinistra di Podemos, che prevedeva una qualche perdita di voti, ma anche il raggiungimento dei fatidici 176 seggi (su 350) che avrebbero consentito la governabilità. Fallita la spallata alle ultime elezioni, il successo dei Popolari di Rajoy in Galizia fa pensare che sia in atto una controspinta e che se ci saranno ulteriori elezioni a fine anno potrebbe essere il centro destra a spuntarla.
Meglio sarebbedunque, per l’opposizione interna al Psoe, la riduzione del danno di un appoggio esterno, qui e ora, a un governo di minoranza dei Popolari. nell’attesa di tempi migliori. L’opposzione interna al Psoe guidata dall’andalusa Susana Diaz sta prendendo sempre più piede.
Ma la sorpresa, per i nostalgici del buon vecchio spread, è un’altra. In quasi un anno di ingovernabilità i bonos spagnoli non hanno perso terreno dai bund tedeschi e ne hanno guadagnato nettamente rispetto ai btp italiani. Per il relativo cedimento di questi ultimi si è più volte avanzata la spiegazione di una possibile crisi di governo in caso di vittoria del no al referendum.
Come mai nulla di tutto questo si verifica nel caso spagnolo e lo spread spagnolo sui bund è sceso a 99 contro i 130 dei nostri btp? Come dire che, ai mercati, la crisi spagnola neppure fa il solletico. Forse perché migliori sono le performance economiche della Spagna? Vero, ma allora bisogna aggiungere che ciò è dovuto al fatto che, agli spagnoli, sono stati concessi sforamenti del deficit che noi neppure sogniamo. Ancora una volta, come mai?
Ciò che sarebbe necessario conoscere, ma che nessuno spiega risale a quattro anni fa. Allora la troika o come la vogliamo chiamare decise un commissariamento della Spagna, più o meno dichiarato, e da allora le scelte del governo spagnolo in materia di economia sono state pesantemente condizionate da tale supervisione. La contropartita però è stata quella di un occhio particolarmente benevolo dei mercati e delle istituzioni economiche internazionali sui cataclismi politici interni al sistema spagnolo, intesi come ininfluenti o poco più, in relazione a ciò che più loro interessava.
E allora come mai ciò non è avvenuto in Italia? La sola risposta ci può venire da una serie di articoli scritti negli ultimi anni da uno dei nostri economisti più equilibrati e intelligenti (Alberto Quadrio Curzio), principale fautore della proposta Eurobond e che non può essere accusato di aver nutrito pregiudiziali contro il governo Monti.
Secondo Quadrio Curzio l’errore più grave di Monti fu proprio quello di aver rigettato per l’Italia una supervisione analoga a quella rifilata agli spgnoli. Si sa, erano tempi in cui Monti aveva deciso di intraprendere le vie della politica e per lui apparire come un premier commissariato sarebbe apparso letale. Che Monti si sia peraltro suicidato con le sue mani è un altro discorso. Resta il fatto che l’Iatalia, in seguito a tale scelta, prese provvedimenti in proprio, analoghi a quelli della Spagna, ma, avendo rifiutato la supervivisione (commissariamento), non ne ricavò in cambio analoghi riguardi e relativi benefici.
Tra questi benefici c’è pure quello che gli spagnoli da anni possono trastullarsi coi loro pasticcetti da politicanti di provincia senza che nessuno si allarmi e gliene presenti il conto.