MATTEO RENZI E’ L’EREDE DI SILVIO BERLUSCONI

DI EMILIA URSO ANFUSO

EMILIA URSO ANFUSO

Ritengo sia ormai chiaro a molti, a cosa sia servito nominare Matteo Renzi alla carica di Premier: realizzare tutte quelle proposte che i precedenti governi capitanati da Berlusconi, non poterono far approvare. Mi chiedo da tempo, che razza di popolazione sia quella italiana: ha grandi vuoti di memoria, non riesce a mettere insieme i pezzi di un puzzle semplicissimo, crede alle promesse propagandistiche, vota prima ancora di vedere qualche cosa di materiale. Si fida, dimentica, attende. Invano, ovviamente. Sono qui a rinfrescarvi la memoria, una volta di più. A poche ore dall’esser stato nominato Premier, Renzi viene colpito da una grave amnesia: lui, il rottamatore senza macchia e senza paura, colui che prometteva alla nazione di spazzar via in un colpo solo, la vecchia politica e, in special modo, il Berlusconismo, che fa? Stringe il patto del Nazareno. Con un suo collega di partito? Quando mai. Con Silvio Berlusconi, ovvio. Il contenuto complessivo di quel patto, non è mai stato del tutto reso noto, ma non vi era bisogno di leggerlo: bastava vedere gli effetti, attraverso le azioni del governo Renzi. Ecco subito materializzata, ad esempio, la modifica alla Legge elettorale, che dal miserrimoPorcellum si trasforma nel beneamato Italicum. Beneamato dal centrodestra o pseudo tale. Per non avere alcun tipo di sorpresa, il governo Renzi pone ben tre fiducie sulla proposta di legge elettorale, sia mai che qualche zuzzurellone facesse traballare i piani concordati con molto tempo di anticipo. Approvato l’Italicum, il governo Renzi – compatto – realizza in un batter d’occhio, un altro cavallo di battaglia di Sivlio Berlusconi: la modifica dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori. Berlusconi voleva la modifica già nel 2002, ma esisteva ancora quella che oggi è una cosa ormai scomparsa: l’opinione pubblica, che all’epoca non permise che passasse una vessazione così terribile ai danni dei lavoratori e così generosa nei confronti degli imprenditori. Per far digerire la pillola ai lavoratori italiani, Renzi ci aggiunge lo “zuccherino” di altri contenuti del terribile “Jobs Act”: promette nuovi posti di lavoro, grazie ad alcune agevolazioni proposte ai datori di lavoro che avessero assunto con contratto a tempo indeterminato: 8.000 euro l’anno, per circa tre anni, per singolo lavoratore. Una manna. Per i datori di lavoro. Alcuni addirittura, presi dall’entusiasmo, hanno creato falsi contratti di lavoro, pur di ottenere l’agevolazione economica. Mica scemi… Ovviamente, la storia dei nuovi posti di lavoro scaturiti “Grazie al Jobs Act”, non è mai stata raccontata come si doveva: con le nuove normative infatti, il datore di lavoro ha facoltà di buttare in mezzo a una strada il lavoratore assunto dopo la riforma del mercato del lavoro. Molti, non hanno fatto altro che trasformare i contratti di lavoro a termine, nei nuovi contratti “a tempo indeterminato”, ma che di indeterminato hanno solo il nome. Infatti… passano i circa tre anni dall’approvazione della riforma, e i lavoratori con contratto modificato, si ritrovano col culo per terra, pardon…senza lavoro. Era tutto previsto, ma al popolo basta uno slogan propagandistico, per cadere con tutte le scarpe nei tranelli della politica. E che dire della riforma costituzionale? L’avesse realizzata Berlusconi, l’Italia intera avrebbe urlato allo scandalo e forse, avrebbe persino tirato fuori le monetine dai porcellini per buttar fuori dal paese il premier più chiacchierato d’Italia. Niente paura: in politica, come in guerra, vige il sistema della strategia. E per portare avanti una strategia, occorre tattica e occorre tempo. Infatti, ecco Renzi paladino della nuova riforma costituzionale, propagandata come “salvatrice della patria” a cominciare dall’economia, per finire – addirittura – in dubbi slogan elettorali che ne decantano le caratteristiche positive su ogni azione della vita quotidiana: manca solo che la Boschiprometta che, vincendo il SI, le donne avranno garanzia di non invecchiare, e gli uomini di non perdere virilità, e le castronerie possibili e impossibili sono state dichiarate tutte. Ovviamente, in tutto ciò, nessuno – o pochi – ricorda che tutto questo era acqua passata, o tale si riteneva. Invece no. Tutto sommato, la realtà, quella che nessuno vuol vedere, è semplice: Silvio Berlusconi è solo uscito dalla grande scena, ha indossato i panni di Renzi, e ha realizzato tutto ciò che non poteva quando sedeva sulla poltrona di premier. Chi ancora non vuol capire, chi ancora si ostina a parlare di “Partito Democratico” di “Centrodestra” e “Centrosinistra”, ha palesemente molti problemi: di comprendonio, di udito, di vista e di capacità critica. Liberi di fare come vi pare, e di credere in ciò che volete, ma sappiate che ciò che fate e pensate, ricade su tutta la collettività. Prendetevene la responsabilità, almeno.