D’ALEMA NON SONO FOMENTATORE DI DISORDINE MA DIFENDO I PRINCIPI DEL PD

DI CARLO PATRIGNANI

CARLO PATRIGNANI

La sala del Residence Ripetta non e’ riuscita a contenerli tutti i sostenitori del No trasversale alla riforma costituzionale che il Governo in carica ha imposto a colpi di maggioranza sia al Parlamento e al Paese, cui ha dovuto chiedere con il referendum del 4 dicembre prossimo di esprimersi. Si respira in sala un’aria di calma e pacatezza, senza invettive e soprattutto minacce verso i sostenitori del Si’. “Ci tengo a dire di non sentirmi affatto, come da qualche si cerca di insinuare, un pericoloso fomentatore di disordine: da iscritto al Pd penso di difendere i fondamentali valori del Partito, come porre fine alla stagione di riforme costituzionali a colpi di maggioranza. Chi oggi dirige il Pd lo ha dimenticato”. E’ stato questo l’incipit dell’intervento molto applaudito dalla sala di Massimo D’Alema che ha presentato con Gaetano Quagliarello, presidente di Magna Charta, le proposte alternative mediante un ddl costituzionale alla riforma “scritta con i piedi” del Governo e del suo Premier.  Perche’ come ha precisato Quagliarello “non e’ vero che il processo riformatore s’interrompe se il No vince”. Comunque, al di fuori del Residence Ripetta, si odono minacce o accuse dai toni minacciosi e ha evidenziato D’Alema: “a favore del Si’ c’e’ uno schieramento molto vasto, sostenuto dai poteri forti, e capita di avvertire un clima di paura e di intimidazione per il quale chi non e’ d’accordo con il vasto schieramento del Si’ dovrebbe, deve sentirsi colpevole di spingere il Paese verso il disastro”. Applausi e consensi dalla platea hanno fatto seguito alle stilettate di D’Alema: da Zoggia a Fini, da Salvi a Dini, da Romani a Pomicino tra gli altri e al nutrito gruppo di costituzionalisti come Stefano Rodota’.  Le proposte alternative sono: riduzione secca dei parlamentari, per la Camera dagli attuali 630 a 400 e 100 in meno per il Senato dagli attuali 315 a 200; elezione a suffragio universale, per cui si consente al popolo elettore la scelta di chi vuole sia eletto; istituzione di una ‘camera di conciliazione’ per evitare la ‘navetta’ tra Camera e Senato; la fiducia al governo dalla Camera. “Queste proposte semplici possono esser fatte subito dopo il referendum con la vittoria del No e sono la premessa per una riforma piu’ ampia e soprattutto condivisa”, ha chiarito Quagliarello respingendo con fermezza la tesi seguita dallo schieramento del Si’ che in caso di vittoria del No si fermerebbe ogni processo riformatore. Insomma, la vittoria del No non solo obbliga il Parlamento a varare una nuova legge elettorale ma contrasterebbe efficacemente il dilagare del populismo che “se viene dall’alto e’ assai piu’ pericoloso di quello che viene dal basso”, parola di Massimo.