I CALCIATORI SEMPRE PIU’ SOTTO TIRO

DI MIRKO EMILI
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#nonènormale. Con questo hashtag, attraverso il proprio profilo ufficiale twitter, l’AIC ha pubblicato il terzo rapporto “Calciatori sotto tiro”. I dati sono allarmanti perché gli episodi aumentano anno dopo anno. Basti pensare che nella stagione 2014/2015 i casi sono stati 52, il rapporto che è uscito ieri (e fa riferimento alla stagione 2015/2016) ne conta ben 117. Per più di cento volte i giocatori sono stati umiliati, offesi, vessati e addirittura messi sotto “processo” dai propri (pseudo) tifosi. La memoria ce l’abbiamo tutti e i casi sono tanti: si va dalle minacce di morte a Santon e Montolivo, per finire col “processo” cui sono stati sottoposti i giocatori della Roma dopo la sconfitta in Europa League contro la Fiorentina dello scorso anno. Senza dimemticare quando i tifosi rossoblù imposero la sospensione di un Genoa-Siena per farsi riconsegnare le maglie dai propri beniamini. Insomma, la storia è piena di questi eventi, anche il sasso lanciato sulla macchina di Menez ai tempi in cui il francese era a Roma, ma stare qui a ricordarli tutti può suonare stucchevole.
Piuttosto diventa interessante il dato che concerne la rimonta del calcio dilettantistico e giovanile su quello professionistico. Perché se fino all’anno scorso la divisione era 70 (professionistico) e 30 (dilettantistico), ora è 55 e 45. A livello di aree geografiche, è ancora una volta quello del Sud e delle Isole, con il 52% dei casi, il territorio in cui si è registrato il maggior numero di azioni intimidatorie e minacciose. In questa parte d’Italia, le minacce sono state riscontrate praticamente in tutti i campionati, sia professionistici che dilettantistici.
In relazione alla tipologia, al primo posto troviamo le aggressioni fisiche (23% dei casi), documentate anche da video e foto diffuse su internet, e nella maggior parte delle situazioni sono stati i tifosi della propria squadra (55% dei casi) la principale fonte di intimidazioni, minacce e violenze per i calciatori. La sconfitta di una partita importante, o di una serie di partite consecutive, è il principale motivo che pone gli atleti nel mirino dei violenti (58% dei casi).
Damiano Tommasi, presidente dell’AIC, ha espresso la sua opinione su questi dati: “Credo che questo sia anche uno dei motivi per cui alcuni calciatori scelgono altri campionati rispetto al nostro. Il clima da stadio deve essere sinonimo di festa, anche di sconforto in caso di sconfitta, ma non una vicenda di ordine pubblico. Io non mi abituo alla cronaca nera”. Poi ha lanciato un messaggio a chi gestisce il calcio in Italia: “C’è l’obbligo di prendere in mano la situazione e risolverla. Non voglio pensare che si debba arrivare a una tragedia come quella dell’Heysel perché le cose cambino anche in Italia”.