INTERVISTA ALL’ONCOLOGO PROF. GIOVANNI BUTTURINI

DI CRISTIANA PANEBIANCO
CRISTIANA PANEBIANCO
Perugia, per tre giorni, emblema della chirurgia oncologica nazionale ed internazionale con un convegno promosso dal professore Annibale Donini, direttore della struttura complessa di chirurgia generale e d’urgenza dell’ospedale Silvestrini e organizzata dalla organizzata dalla Società Italiana di Chirurgia Oncologica (SICO). Sotto il Patrocinio di Regione Umbria, AIRC, Comune e Provincia di Perugia, si sono riuniti cinquecento congressisti, provenienti dai principali centri chirurgici italiani ed europei. Si è fatto il punto sulle Terapie Neoadiuvanti e sono state affrontate le tematiche relative alle principali neoplasie del tratto gastrointestinale, della mammella, della cute e della tiroide con un susseguirsi di relazioni e dibattiti che hanno visto impegnati oltre 240 specialisti del settore. Integrazione fra le metodiche d’imaging, chirurgiche e radioterapiche per arrivare alla cura delle patologie tumorali, spesso alla guarigione, molto spesso ad una pacifica e serena convivenza con l’ospite inatteso.
Ne parliamo con il professore Giovanni Butturini, direttore del dipartimento di chirurgia generale e responsabile della chirurgia pancreatica della clinica Pederzoli di Peschiera del Garda e con lui parliamo di tumore difficile, quello del pancreas, per il rilievo epidemiologico che sta assumendo questa patologia: attualmente è la quarta causa di morte per neoplasia in Italia e si stima che sara’ la seconda causa di morte nel 2030 nel mondo.
Professor Butturini cosa sono le terapie neoadiuvanti per i tumori del pancreas?
Rappresentano tutte le terapie che possiamo offrire ai pazienti affetti da un tumore tecnicamente asportabile. Questo è il senso del termine neoadiuvante. Infatti si tratta di pazienti che di per sé potrebbero essere avviati immediatamente al tavolo operatorio ma con il rischio di non condurre un intervento chirurgico con la necessaria radicalità oncologica.
Ci può spiegare in che cosa consistono queste terapie?
Abbiamo la chemioterapia sistemica che significa farmaci che distruggono le cellule tumorali iniettati con le flebo oppure in minima parte somministrati in forma di pastiglie. Poi c’è la radioterapia esterna che viene praticata con la contemporanea somministrazione di chemioterapici a bassa dose. Entrambe le terapie hanno lo scopo di ridurre la dimensione del tumore, facilitare quindi la sua asportazione e al contempo sterilizzare il terreno circostante.
Quali sono i pazienti in cui è indicata la terapia neoadiuvante?
In realtà questo è il punto vero di discussione. Infatti se siamo consapevoli che la chirurgia da sola non può guarire i malati, è altrettanto vero che non ci sono schemi di terapia efficaci per il 100% dei casi, benchè negli ultimi cinque anni siano stati fatti progressi molto importanti con l’introduzione dello schema FOLFIRINOX e della Gemcitabina associata a Nab-Paclitaxel.
Quindi su quali elementi vi basate voi specialisti per assumere una decisione così importante?
Sicuramente l’indicazione riguarda i casi al limite dell’operabilità a causa dell’infiltrazione di grosse arterie e vene che passano molto vicino al pancreas e di conseguenza vengono interessate dai tumori. Si tratta dei cosiddetti tumori borderline che significa, appunto, “sulla linea di confine” tra la resecabilità e la non resecabilità. Su questo punto, tuttavia, non abbiamo tutti lo stesso parere e pur essendo noi chirurghi del pancreas una piccola comunità di amici, ci dividiamo a metà tra i fautori della terapia medica o della chirurgia immediata quando guardiamo il medesimo caso clinico! Ecco perché, personalmente, ritengo essenziali conferenza come quella perugina di questi giorni, che deve essere solo l’inizio di una serie di incontri, con lo scopo di definire atteggiamenti il più possibile condivisi e omogenei in giro per l’Italia, evitando confusioni molto deleterie per i pazienti e i loro famigliari che si trovano, molto spesso, di fronte a soluzioni terapeutiche opposte se richiedono più pareri prima di intraprendere un percorso così delicato e complesso come quello del trattamento di un tumore del pancreas.
Quali consigli si sente di offrire da specialista a chi si trovasse con questo grave problema?
Oggi per fortuna abbiamo in Italia una decina di ospedali ben attrezzati per la chirurgia pancreatica e quindi il mio consiglio è cercare un centro di questi, cosiddetti ad ‘alto volume,’ cioè quegli ospedali che operano almeno un centinaio di pazienti all’anno.. Non è importante solamente il livello di specializzazione del chirurgo ma quello di tutto il team multidisciplinare. Infatti per esempio, molto spesso vediamo TAC addome pur eseguite con il mezzo di contrasto, non adeguate agli standard richiesti dalla complessità del tumore pancreatico. Personalmente spesso chiamo il collega che ha visto il paziente prima di me e mi confronto sulla sua proposta terapeutica. Dobbiamo cercare di mettere in secondo piano le nostre convinzioni, ottenendo il meglio per il malato.
Possiamo dare un messaggio di speranza oggi a chi si ammala di cancro pancreatico?
Ecco vorrei dare questo come messaggio forte: non perdete la speranza! Abbiamo fatto passi avanti, migliorando le tecniche chirurgiche, aumentando l’efficacia dei chemioterapici, riducendo gli effetti tossici della radioterapia ma soprattutto scoprendo grandi novità in tema di ricerca di base, e siamo all’inizio di una nuova storia sulla comprensione di questo micidiale tumore. Abbiamo ancora molta strada da percorrere, non ultimo, mi lasci dire, che dobbiamo umanizzare i nostri reparti di ospedale, ponendo sempre maggiore attenzione agli aspetti un po’ trascurati quali la terapia del dolore, la nutrizione clinica, la psiconcologia.