MATTARELLA IN ISRAELE TRA RETORICA E CONTRADDIZIONI

DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

La scorsa notte su un canale dell’oramai sterminato digitale terrestre andava in onda il film “Mr Smith va a Washington”. Una narrazione cinematografica di un uomo qualunque eletto senatore che viene scaraventato da neofita dentro il cuore della politica statunitense. La medesima situazione che sembra avere vissuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la visita ufficiale nello Stato d’Israele e nell’Autorità Nazionale di Palestina. Nel gennaio 2015 all’atto delle dimissioni di Giorgio Napolitano si declamò da molteplici angolazioni che il nuovo inquilino del Quirinale avrebbe dovuto possedere una caratura di livello internazionale. Come sempre le buone intenzioni lasciano il passo alle contingenze del momento. La retorica dichiarazione “due popoli e due stati” equivale oggi a chiamare i pompieri dopo che la casa è purtroppo bruciata. Insistere sul concetto di “sicurezza per Israele e Palestina” in presenza di un Anp trasformata in un far west permanente appare decisamente aleatorio. L’enunciazione di un vibrante auspicio di una pace stabile risulta davvero paradossale con Gaza e Cisgiordania elevate a showroom della potenza militare ebraica. Ulteriore dimostrazione di una relazione bilaterale tra Roma e Tel Aviv particolarmente e pericolosamente sbilanciata che stravolge le linee tradizionali della nostra politica estera. Dopotutto Matteo chiama e Sergio risponde. Ennesima rottamazione made in Rignano sull’Arno.