MUSICA. IL NUOVO ALBUM DI GIORGIA

DI CINZIA MARONGIU

CINZIA MARONGIU

Si può essere battagliere e dolci allo stesso tempo? Si può essere bravissime senza mai scivolare nel virtuosismo? Si può essere contemporanee e classiche simultaneamente? Sì, ma a patto che ci si chiami Giorgia. L’artista romana si è riaffacciata con un nuovo album a tre anni di distanza da “Senza paura”. Si intitola “Oronero”, proprio come il primo singolo lanciato, è composto da 15 tracce dense di suoni elettronici (“volevo spiazzarvi, cerco sempre il modo di cambiare”) creati ad hoc con il produttore Michele Canova e, soprattutto, è un racconto a tutto tondo dell’artista romana che, se prima non aveva paura, ora è quasi temeraria nel raccontarsi e nell’esprimere le sue emozioni-sensazioni-convinzioni. “Una fotografia allo specchio? Direi di sì; mi piace questa espressione”. E quando ci si fa le fotografie si finisce per riprendersi in primo piano ma anche da lontano e così ecco che Giorgia racconta, nella title-track, del suo difficile rapporto con il giudizio altrui e con il pregiudizio ma anche di quei sensi di colpa, nella meravigliosa “Per non pensarti”, con i quali ha fatto a pugni fin da quando è morto il suo ex compagno Alex Baroni: “A un certo punto ho finito i pugni. Sono dovuta passare ad altre forme di comprensione di me. Mi sono incolpata di cose successe, mi sono offesa da sola. Non trovi un perché, non trovi soluzioni e finisci per prendertela con te stessa. Ma è un tipo di lotta che non si vince. E allora devi passare ad altro. Perdonandoti, accettandoti, amandoti nei propri difetti. Il tema della perdita e della mancanza appartiene alla mia vita come a quella di molti. Fa parte della vita umana. Ed è anche occasione di cambiamenti ulteriori. Mentre preparavo il disco Pino Daniele se ne è andato e anche quella emozione lì è entrata nelle cose che scrivevo. “Per non pensarti” ovviamente non è vero: mi racconto che l’unico modo che ho per sopportare il fatto che non ci sia più una persona sia quello di non pensarla. Ma è impossibile. Quindi chiedo una vita nuova per poter avere dei ricordi diversi ma non funziona così. Quello che le persone ci lasciano diventa parte di noi. Si fa molta fatica ad accettare che sia così: si finisce un percorso per cui voglio pensare che si vada altrove e chi rimane ha il compito di trovare queste tracce dell’anima che restano”. In “Oronero”, scritta da Emanuel Lo (suo compagno e padre del suo bimbo), Giorgia è diretta e tostissima: “Ho sempre sofferto molto il giudizio degli altri e, a volte, anche il pregiudizio. Questa cosa con gli anni e con il lavoro fatto su me stessa credo di averla molto smussata. Ho capito che tutto nasce dalla poca considerazione di sé, dalla bassa autostima. Vivere l’esterno nel modo giusto è un problema interiore: va trattato da esterno, appunto, avendo delle piccole certezze interiori. Credo sia importante in questa epoca dominata anche dai social tornare a sé e all’individuo. È troppo semplice dare un giudizio violento. È diventata quasi una cosa normale ma non è così. Una maggiore considerazione dell’altro implica una maggiore considerazione di sé”. Nel disco Giorgia si toglie anche qualche sassolino, come in “Gran maestro”, un brano sferzante contro chi manipola le coscienze ergendosi a maestro di vita. “Il nome della persona cui mi riferisco non lo dirò nemmeno sotto tortura, ma è vero che io sono una di quelle persone  che nella sua vita ha avuto bisogno di proiettare i propri entusiasmi e di “eleggere” via via alcuni “grandi maestri”. Cambiavano i nomi e i periodi ma il meccanismo era sempre lo stesso. Possono essere utili questi maestri ma non nel caso in cui tu gli metti in mano la tua esistenza. Ti raccontano che vogliono aiutarti ma in realtà stanno cercando di indebolirti per poterti gestire e controllare. La manipolazione mentale trovo che sia un’infamia. In politica? Grandi maestri non ne vedo e non mi sembra che ce ne fossero nemmeno prima”. Nella video-intervista concessa a Tiscali.it Giorgia parla anche della sua (bellissima) voce: “Il rapporto con la mia voce? È un rapporto complicato perché la voce è uno degli strumenti espressivi di una persona, ti racconta le ansie e le preoccupazioni o, magari, la serenità. Io la uso per capire come sto”.