IL CASO SHALABAYEVA

DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

Nell’estate 2013 una situazione veramente intricata rischiò di creare seri problemi al Governo Letta. La consegna al Kazakhstan della moglie e della figlia del leader dissidente Muxtar Ablyazov. Dissidente nella particolare contestualizzazione delle dinamiche interne all’ex repubbliche euroasiatiche dell’Urss. Kazakhstan retto dal Presidente-padrone-dittatore Nursultan Nazarbayev. Ablyazov inizialmente era stato uno dei membri più influenti dell’establishment di Astana. Direttore dell’Ente statale per l’Energia, Ministro dell’Industria e del Commercio, nel 2001 aveva rotto con il regime. La motivazione ufficiale era stata la repulsione per la dilagante corruzione e la repressione delle libertà individuali. Secondo alcune fonti in realtà la sua presa di posizione era da addurre alla mancata scalata ai vertici dello stato. La sua amibizione era diventare premier. Incarcerato, torturato, rilasciato si rifugiò prima a Mosca e poi a Londra. Alma Shalabayeva e la figlia Alua risiedevano in Italia con un passaporto diplomatico della Repubblica Centrafricana. Passaporto dichiarato falso dalle autorità italiane, mentre in realtà era valido come appurato dopo la rimozione dell’ambasciatore di Bangui in Italia perchè implicato in abuso di ufficio. Avrebbe infatti ceduto alle lusinghe del collega kazako a Roma allo scopo di inquinare le carte in cambio di contropartite sul piano economico. Adesso la Procura di Perugia ha deciso di rinviare a giudizio sette dirigenti della Polizia di Stato in relazione al ricorso di illegittime procedure contro Shalabayeva madre e figlia che furono oggetto di un blitz nella notte del 29 maggio 2013, nei pressi di Roma. Un’irruzione scattata con la finalità di catturare il marito che al contrario si trovava in Francia dove venne arrestato a fine luglio. Un’operazione avvenuta su informativa dell’ambasciata del Kazakhstan che si rivolse direttamente al Ministro dell’Interno Angelino Alfano che scavalcò pertanto la collega degli Affari Esteri Emma Bonino. Dubbia e frettolosa l’espulsione delle due donne verso il Kazakhstan. Un danno di immagine per l’Italia a livello internazionale dopo che il 18 luglio 2013 l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha condannato l’azione intrapresa. Probabilmente la ragione di stato ha prevalso in quanto tra Roma e Astana le relazioni bilaterali sono ottime e l’interscambio commerciale raggiunge elevati profitti. Gli esecutivi Berlusconi e Prodi hanno entrambi rafforzato la cooperazione nel settore del risorse naturali con l’Eni di Scaroni definito partner strategico primario della nazione euroasiatica.