L’ITALIA NEL MIRINO DELLA TROJKA: PRIMO BERSAGLIO MONTEPASCHI

DI ALBERTO TAROZZI
ALBERTO TAROZZI
 UN’ AMBIGUA PREMESSA
Messaggi dissonanti, rivolti all’Italia dai poteri sovranazionali che fanno capo alla Trojka, dopo la vittoria del No.
Dalla Merkel dapprima un rimpianto di circostanza, rivolto al premier perdente (“con lui lavoravo bene”). Schaeuble brontola in bassa frequenza.
Le tre teste della Trojka invece paiono all’unisono.
Fmi: riforme, riforme, riforme.
Commissione europea: vi capiamo però riforme.
Bce: riforme indipendentemente dalla situazione politica.
Insomma sulle riforme, che vorrebbe poi dire tagli alla spesa pubblica, istruzione, sanità e magari pensioni, tutti d’accordo, ma questo lo sapevamo già. Parrebbe (notare il condizionale) solo un rituale, senza sconti, ma neppure particolarmente ossessivo.
VENIAMO AL SODO: LE BANCHE. LA BCE COLPISCE MPS.
Però, lo sappiamo, oggi parlare di rischio Italia significa fare riferimento alle banche, Mps per tutte, ma non solo.
Su questo cosa ci dicono?
Moscoviti (Commissione europea) ottimista e sintetico, ‘’Un problema?’ ‘’No’’.
Draghi sibillino. ‘’E’ da tempo che rappresentano un problema. In Italia staranno pensando a come fare’’.
Particolare inquietante, è vero che ci stiamo pensando da tempo, ma la soluzione mica l’abbiamo trovata. Anzi, alla voce ‘’ricapitalizzazione’’, che vorrebbe poi dire cercare i soldi per turare i buchi, all’Mps la quadra non l’hanno proprio trovata. Addirittura c’è una Cassandra di turno come l’economista iperliberista Giavazzi.il quale sostiene che non li troveranno mai. Non è che il nostro ci abbia sempre azzeccato, ma ogni regola ha le sue eccezioni.
Probabilmente alla Bce qualcuno gli presta attenzione, perché alla richiesta di una proroga per reperire i fondi la risposta, sia pure ufficiosa, è stata “NO”.
Una volta tanto sarebbero i mercati a dare un po’ di ottimismo. Piazza affari mai così bene da mesi, i titoli bancari in primo luogo; spread in calo consistente, interessi sui Btp a 10 anni un po’ di meno, ma insomma, più luci che ombre.
Finora smentiti i catastrofismi che davano la vittoria del No come inizio della fine?
Fu vera gloria?
Già oggi si registra una flessione, ma potrebbe rappresentare un fenomeno tecnico di fluttuazione dovuto ai realizzi di chi in una settimana ci ha guadagnato il 20%
Di certo per Mps non fu vera gloria. Appena Francoforte (Bce) ha detto no, il titolo è sprofondato (like a rolling stone)
LA SITUAZIONE DEI MERCATI
Dettagli tecnici e perplessità sostanziali.
Moody’s ha abbassato l’outlook del rating dei nostri titoli di Stato [trad. “fin qui tutto come prima, ma tra un po’ l’aria cambia in peggio”].
E’ vero, l’agenzia Moody’s può influire un po’ meno su di noi da quando i Fondi ci hanno svenduto parte dei titoli del nostro debito pubblico. Abbaia molto, ma morde un po’ meno. Adesso, in caso di allarme, hanno meno Bot di cui alleggerirsi e quindi una ulteriore svendita innalzerebbe in minor misura che nel 2011 il nostro spread, ma rimane sempre una fonte di inquietudine.
Oltre a questo si segnala uno spostamento di capitali finanziari verso i mercati Usa, nell’aspettativa che l’onda liberista firmata Trump consenta investimenti vantaggiosi.
Questo toglierebbe liquidità all’Europa, Germania compresa. Da qui si capisce come la nostra riduzione dello spread, pur se positiva, abbia effetti leggermente ridotti sulla contrazione degli interessi sul debito pubblico, perché ha come parametro gli indici di un Paese in cui, anche lì, i tassi di interesse potrebbero non essere più eccessivamente bassi.
Draghi, è vero, ha dichiarato che verrà prolungato a tutto il 2017 il quantitative easing (liquidità alle banche che potranno acquistare i nostri Bot), ma da aprile verrà ridotto di un quarto. Poi ha voluto precisare che lui non fa favori all’Italia. Scusa non richiesta o anche compromesso in arrivo coi falchi della Bundesbank?).
Potrebbe andare peggio, dunque, a parte quegli azionisti e obbligazionisti subordinati di Mps che vedranno andare a picco i loro risparmi? Per ora magari sì, ma rimangono punti critici da chiarire.
DOPO MPS, QUALE POTREBBE ESSERE LA PROSSIMA MAZZATA ?
A sollevare i punti critici, ci ha pensato, da alcuni giorni, soprattutto l’economista tedesco Volker Wieland, meglio noto come il saggio di fiducia di Angela Merkel.
Wieland se n’è infatti uscito con l’affermazione secondo cui l’Italia dovrebbe chiedere aiuto alla Trojka, perché se non le viene consentito di accedere al Fondo salva Stati da sola non ce la può fare.
Il messaggio diventa sempre più allarmante oggi, che con la crisi di Montepaschi si profila l’acquisto della Banca da parte dello Stato.
Con quali soldi?
Qui ti voglio, ci ha già anticipato Wieland qualche giorno fa.
Traduzione: un mezzo commissariamento. Loro ci danno i soldi o comunque ci consentono di salvare Mps, ma noi perdiamo la nostra sovranità. Se non proprio come la Grecia quanto meno come la Spagna.
Una valutazione tecnica e una più propriamente politica.
Dal punto di vista tecnico, se dobbiamo continuare a fare tutto quel che vuole la Trojka senza però accettare di esserne formalmente ed esplicitamente aiutati salveremo la faccia ma non il portafoglio.
Anzi. A suo tempo ci fu chi criticò Monti per non aver accettato l’aiuto per continuare però a fare quel che ci dicevano.
Morale, la Spagna, che l’aiuto l’aveva accettato, con gli stessi sacrifici si portò a casa contropartite che noi ce le siamo sognate (come un significativo sforamento del deficit).
Addirittura ci fu chi sospettò che Monti di quel rifiuto se ne fece un punto d’onore anche perché in quel modo poteva scendere in campo in politica immacolato come una colomba. Per rimanerci poi impallinato come un tordo.
CESSIONE DI SOVRANITA’: COSTITUZIONE ADDIO.
Ma questo è il passato.
Oggi suona molto più pesante l’ipotesi di una nostra cessione di sovranità alla Trojka, subito dopo un referendum di riforma costituzionale nel quale il popolo italiano ha rigettato punti che, buoni o cattivi che fossero, alla così detta Europa avrebbero fatto molto piacere.
Come dire che il fare come ci chiede l’Europa, appena sbattuto fuori dalla porta col referendum, rientra dalla finestra sotto la forma di contropartita per l’accesso al Fondo salva Stati, magari per salvare le banche.
Alla faccia della nostra Costituzione ci troveremmo cioè in una sorta di situazione ‘’post-costituzionale’’ nel quale la Costituzione, in quanto espressione di una sovranità in declino, conterebbe sempre di meno.
Fino a che punto diventeremo eterodiretti?
Il tutto col dubbio che dietro a questa operazione ci sia proprio quel compromesso tra Draghi e i falchi della Bundesbank, in sede Bce, che ci sottrarrebbe l’ombrello di protezione di cui abbiamo fin qui, bene o male, goduto.
Fase interlocutoria dunque, ma la sensazione più forte è che si tratti solo di una tregua.