STORIA DI RAFFAELE, IL 1° “DOTTORE” IN FAMIGLIA

DI NANDO DALLA CHIESA
In alto i calici! Forse i critici non lo sanno, ma sta fiorendo un nuovo genere letterario: passionale, fantasioso, rivelatore. Sono i ringraziamenti nelle tesi di laurea. “Che vita ho avuto? Chi mi ha portato fin qui?” sembrano chiedersi gli studenti quando arrivano al traguardo. Così è sorto un capitolo obbligatorio a parte, i “Ringraziamenti”. In cui finiscono vite e amori avventurosi, desideri e amicizie, perfino cani e gatti. E in genere (altro che rottamare gli anziani!) il ricordo dei nonni, con accenti di amore e gratitudine impensabili in questi “giovani d’oggi”. Ecco dunque per le “Storie italiane”, un ringraziamento che è un bellissimo spaccato di storia sociale del Paese. “Mi piace spesso ricordare con un sorriso quello che talvolta mia nonna mi dice quando vado a trovarla a Frattamaggiore, cittadina a nord di Napoli”, racconta Raffaele De Staso, neolaureato con una tesi (attualissima) su “Marketing territoriale e grandi eventi: le Olimpiadi nel caso italiano”.  “Mi prende le mani, me le osserva e in dialetto mi dice ‘Raffaele, meglio che studi!’, alludendo al fatto che non sarei per niente portato a svolgere lavori manuali”, quelli cioè che hanno sempre caratterizzato la famiglia.
Il nonno Saverio, panettiere, sentite la poesia, “ha imparato infatti a leggere e scrivere durante il servizio di leva per poter rimanere in contatto con la sua amata Maria, con la quale ha cresciuto mia mamma e altri cinque figli”, mentre il nonno Raffaele faceva “il custode di un campo da tennis a Telese Terme ed era il marito di Carmela, entrambi scomparsi prematuramente e ‘pazzi’ per il loro primo nipote in cui riponevano parecchie speranze”. Quanto ai genitori, mamma Angela “seria e intelligente con la passione per la matematica, per far fronte alle necessità di casa a nove anni è stata costretta ad abbandonare la scuola per lavorare in un piccolo stabilimento tessile”, mentre “mio padre Domenico trascorreva le giornate sulla terra rossa dei campi da tennis e a diciotto anni ha deciso di emigrare al Nord in cerca di fortuna, stabilendosi a Cesano Maderno assunto dalla Snia Viscosa. Grazie ad alcuni amici in comune si sono conosciuti, innamorati e sposati nel 1992, trasferendosi definitivamente a Cesano”. Raffaele qui ha un soprassalto di modestia: “Non è l’inizio di una sceneggiatura, ma sono le mie radici, le mie umili origini che non dimenticherò mai. Alla mia famiglia va quindi il ringraziamento più grande, per avere cresciuto mio fratello Saverio e me con sani principi, valori e umiltà, che mescolati a un po’ di sana ambizione hanno plasmato il ragazzo che sono e l’uomo che sarò. A loro sono grato per avermi sempre messo nelle condizioni di poter arrivare dove loro non hanno potuto grazie a immensi sacrifici”.
Ed ecco il passaggio che commuove il relatore: “Per questo motivo non è solo la mia laurea, ma la laurea di tutta la famiglia. Il primo dottore! Un orgoglio grande quanto il mio, che ho fortemente voluto questo risultato, galleggiando tra piaceri e doveri e lavorando duramente per contribuire a finanziarmi gli studi. Ho dovuto spesso sacrificare il mio tempo libero e la compagnia dei miei amici a cui chiedo quindi scusa e che ringrazio per avermi sopportato: siamo nati insieme, siamo cresciuti insieme, stiamo diventando uomini insieme”. Segue un lungo elenco di “fantastici compagni di corso”, tra cui compaiono gli immancabili Matteo e Mattia, Vanessa e Camilla.
Ma Raffaele nipote e figlio di campani è qualcosa di più che studio e lavoro: “Da ormai cinque anni”, racconta, “la mia vita è condita da un gruppetto di ragazzini che adoro guidare sui campi di calcio con la maglia dell’ASD Equipe 2000”, tenendo insieme la “sfrenata passione per il pallone con la vocazione educativa e di servizio”. Quei ragazzini, spiega, “sono per me fonte di ispirazione e motivazione. Tra una partita e l’altra ho conosciuto Giuseppe, a cui è dedicato questo lavoro. Un secondo padre e un esempio da seguire, che mi ha lasciato dopo aver lottato come un leone contro la malattia nel mezzo del mio cammino accademico. Mi manca da impazzire e sono sicuro che da lassù sia orgoglioso di me”.
Alcuni miei colleghi avversano questa nuova letteratura minore. Con le sue banalità abbasserebbe la dignità delle tesi. Spesso però consegna loro un valore più alto. Dà un sapore nuovo a parole come amicizia, famiglia, fatica. Soprattutto, come in questo caso, restituisce il profumo di grandi parole costituzionali: uguaglianza, istruzione, promozione sociale. Che vi devo dire, a me questa letteratura piace…
raffaele