FAKE NEWS. C’E’ BUFALA E BUFALA

DI LUCIO GIORDANO

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In linea teorica si può anche essere d’accordo: le bufale on line rappresentano un problema , come dice  Giovanni Pitruzzella in un’intervista rilasciata al Financial times . Peccato solo che il presidente dell’Antitrust non si sia svegliato qualche decennio prima. Perchè sulle bufale, quintali di bufale, poteri economici e politici ci hanno campato per una vita abbindolando la gente e facendole credere di tutto. Però  nessuno finora  ha mai avuto niente da ridire.

Ora invece sì. Ora,  cioè, che la situazione è sfuggita di mano. E cosi si cerca di correre ai ripari. Ma Pitruzzella dice sul serio quando spiega che vorrebbe mettere regole e sanzioni contro le bufale online  ?  Già, perchè questa si chiama censura, a casa mia. Si chiama controllo disperato su una cittadinanza che ha preso sempre più coraggio nel gridare la propria indignazione. E poi, perchè solo il web? Il controllo  andrebbe fatto su tutta l’informazione, allora: radio, tv, giornali. Che di verità falsate in questi anni, anche loro ne hanno raccontate parecchie. Come nel passato,  quindi , basterebbe discernere. Solo che in passato i potentati economici avevano un controllo molto stretto sulle notizie ed andava bene così.

“No, questa cosa non si può dire”. All’inizio della mia carriera giornalistica è una  frase che mi sono sentito ripetere decine  e decine di volte. E io non capivo . O meglio, non volevo capivo perchè non avrei dovuto raccontare la verità e glissare o scrivere addirittura  delle bugie. “E’ un’interpretazione che non corrisponde alla realtà dei fatti”, rispondevo al caporedattore di turno che mi imponeva di scrivere altre cose che puntualmente mi rifiutavo di scrivere. Allora, mi domando: anche quelle non sarebbero state notizie false? Si, lo sarebbero state. Ma così andava spesso, per fortuna non sempre, nel mondo dell’informazione. Potremmo mettere insieme un lungo elenco di verità che erano palesi bugie. Una realtà contraffatta: in politica, nel mondo dell’economia e della finanza. Inutile fare la lista della spese, chi vuol capire capisca.

E poi se a me diverte leggere bufale, perchè mi deve essere impedito? I giornali scandalistici ci hanno campato per anni, su notizie non vere ma verosimili o addirittura inventate. Sta a me andare in edicola e acquistare un settimanale di gossip o lasciarlo in bella evidenza sul bancone, Sta  insomma  all’intelligenza delle persone capire se una notizia è vera o è falsa. La gente, sia ben chiaro,  non è cosi’ stupida come si vuole fare credere  e non ha certo  bisogno della nursery per essere imboccata sulla verità .

 “I pubblici poteri devono controllare l’informazione, contro la diffusione delle false notizie serve una rete di organismi nazionali indipendenti ma coordinata da Bruxelles e modellata sul sistema delle autorità per la tutela della concorrenza, capaci di identificare le bufale online che danneggiano l’interesse pubblico, rimuoverle dal web e nel caso imporre sanzioni a chi le mette in circolazione”, tuona Pitruzzella, aggiungendo. “in politica la post-verità è uno dei motori del populismo e una delle minacce alla nostra democrazia“. No caro Pitruzzella, la democrazia non la si difende rimuovendo le bufale dal web, anche perchè dovremmo rimuovere le verità creata ad arte dal potere attraverso la carta stampata, la radio , la  tv. Dovremmo rimuovere piuttosto le bufale dei politici e di chi ha interessi economici nel diffonderle. E diffondere falsità dovrebbe essere reato. Per tutti, nessuno escluso.

La realtà, mi si permetta di dirlo, è che si vuole chiudere la stalla quando  però sono già  scappati i buoi. Mi spiego meglio. Internet, e nel caso specifico i social, erano stati inizialmente progettati per un controllo stretto  dell’ attività quotidiana delle persone. Un controllo  molto più economico dei controlli di polizia e dei servizi di spionaggio. E i primi anni le cose sono andate alla grande. Poi però, la gente ha iniziato ad usare facebook o twitter non più per raccontare cosa aveva mangiato a pranzo o  per fotografare torte e cagnolini, ma per scambiare idee , farle circolare. E per denunciare misfatti e  bufale di un potere sempre più cinico ed inadeguato. E lì sono iniziati i guai. Tante storie torbide nel mondo della finanza e di quello industriale sono venute a galla proprio grazie agli occhi aperti di centinaia di migliaia di persone a cui involontariamente era stato fornito uno strumento formidabile come il web.

Proprio per questo dunque, ora si tenta di porre un freno, screditando i tanti post facebook o gli articoli di blogger on line. Soprattutto quelli intelligenti. Anzi, a pensarci bene, solo quelli. Poi ovvio, tra cento post ce ne sono anche quattro, cinque che puzzano di falso. Capita. Dovremmo smettere di credere allora a giornali, radio, tv  mettendo   ingiustamente alla berlina  i giornalisti di piccole e grandi testate che ci lavorano? No, ovvio.  E però che in molti si stiano scatenando sulle bufale on line fa capire nitidamente  che il web è davvero sfuggito di mano. Ed è diventato uno strumento di democrazia diretta: che nessuno deve provare a screditare.