BANCHE. NAZIONALIZZAZIONI O PRIVATIZZAZIONI?

DI NELLO BALZANO
NELLO BALZANO
Inizia l’anno ed il Governo decide di chiedere ad ognuno di noi 108 euro per salvare una banca, già perché quando si dice che sarà lo Stato ad accollarsi la ricapitalizzazione per salvare dalla profonda crisi l’istituto di Monte dei Paschi di Siena, ci chiede questo contributo a tutti noi.
Ci raccontano che è inevitabile, ma se poi penso alla recente crisi del servizio di call center di Almaviva mi chiedo: lo Stato poteva fare di più per aiutarne i dipendenti?
Allora guardo al passato e cerco di capire che fine hanno fatto le privatizzazioni decise per diminuire il debito pubblico, non sempre per aderire alle richieste di più mercato dall’Europa e non solo, mi ricordo, ad esempio, dei servizi di comunicazione della SIP poi diventata TELECOM, dove tanti squali della grande imprenditoria ci hanno guadagnato tranne che i dipendenti, anzi.
Poi andando più indietro penso alle industrie di chimica di Stato, che rappresentavano poli di eccellenza nella ricerca e nella produzione, ma soprattutto un polmone fondamentale nell’occupazione di zone importanti del Paese dove era difficile pensare ad un privato che investisse lì ed abbiamo visto che fine hanno fatto importanti aziende.
Non ci siamo fatti mancare nemmeno la privatizzazione di fornitura di importanti servizi di pubblico servizio, come l’energia elettrica, ci hanno raccontato che era indispensabile, ma guardiamo ai cugini francesi e loro col cavolo che l’hanno fatto, anzi si sono tenuti i loro tre quarti di produzione nucleare che oggi ci rivendono nella parte di surplus, tanto che da noi sono state chiuse centrali di produzione e aperti call center per vendercela (ritorniamo sempre lì), ma senza trascurare la Germania, dove solo da pochi anni iniziano a diminuire la produzione da combustibile fossile come il carbone, ma mica per diminuire l’inquinamento, semplicemente per non incorrere nei rischi di sanzione per concorrenza sleale, visto che hanno importanti giacimenti sul loro territorio, in pratica la privatizzazione delle miniere che non porta vantaggi economici nell’acquisto di materia prima.
Per arrivare ai trasporti su rotaia e aereo, senza dilungarmi, è davanti agli occhi di tutti noi cosa è successo, Alitalia docet, tutte operazioni di passaggio al privato, ma che in un modo o nell’altro pesano ancora sulle nostre spalle.
Poi i fondamentali servizi di Poste e Telecomunicazioni, di controllo del traffico aereo (ENAV), con l’immissione nel mercato del 49%, della siderurgia, vedere ILVA di Taranto e Genova, per farsi un’idea, ma non sottovaluto nemmeno i tagli alla sanità ed alla scuola diventati territori di conquista per i privati a svantaggio degli indigenti, se poi ci mettiamo che siamo uno degli ultimi in classifica nel mondo in termini di investimento nel campo della ricerca pubblica … e via continuando.
Insomma io non sono così ambizioso come Fassino, tanto da volere quella stessa banca, soprattutto non volevo salvarne i dirigenti, ma eliminarne i dipendenti con il taglio di centinaia di filiali, soprattutto non volevo prendere atto del disastro di trent’anni di operazioni economiche, in nome di un sistema economico, qual è il capitalismo finanziario, nel quale mai ho creduto ed infatti mai ci ha mostrato essere una valida alternativa, anzi.

mps