TITO BOERI, L’UOMO DELLE PENSIONI CHE VORREBBE RIFORMARE IL MERCATO DEL LAVORO

manlio sollazzo

DI MANLIO SOLLAZZO

“Bisogna intervenire in modo draconiano, drastico, nel reprimere forme fraudolente dell’utilizzo dei voucher”.
Ieri, a Venezia, in occasione della presentazione di un rapporto statistico sul “Il lavoro accessorio 2008 – 2015”, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha denunciato un abuso dei contratti voucher.
“Sembrerebbe esserci un fenomeno di datori di lavoro che usano i voucher in maniera disonesta, per evitare un controllo o per pagare solo in parte le ore di lavoro. Ci sono solo 29 voucher in media per lavoratore, pochi. Gli abusi ci sono. La cosa più importante, più degli ispettori, è la tracciabilità, cioè conoscere l’intenzione dei datori di lavoro di usare i voucher”.
Numeri alla mano, i conti non tornano.
A fronte dei 115 milioni di voucher che sono stati venduti per il lavoro accessorio nel 2015, il numero di quelli riscossi da lavoratori nello stesso anno è all’incirca di 88 milioni.
Si tratta di un uso distorto di questo strumento avente, nelle intenzioni del Legislatore, una duplice finalità: agevolare la flessibilità e contrastare il lavoro nero.
Boeri promette battaglia ai committenti disonesti che lucrano sulla pelle dei lavoratori con contratti a tempo indeterminato e determinato.
L’ente previdenziale provvederà a segnalare all’autorità giudiziaria i casi di frode individuati.
Nominato da Renzi alla vigilia di Natale del 2014, l’ascesa di Boeri è cominciata nel 2005, quando l’allora professore bocconiano diede del filo da torcere al Ministro dell’Economia Giulio Tremonti in una puntata della trasmissione televisiva di Rai 3 “Economix”, con la quale egli collaborava con la sua rivista online di economia “lavoce.info.”,
Da quell’episodio in poi, i Talk Show si sono contesi la sua presenza nei loro salotti e il grande schermo ha dato allo stimato accademico con dottorato in Economia alla New York University la dimensione di figura pubblica.
Boeri vanta un curriculum di tutto rispetto, avendo ricoperto diversi incarichi prestigiosi: tra le altre cose, è stato Direttore della Fondazione De Benedetti e ha avuto un trascorso decennale professionale come senior economist all’Ocse.
Coltiva anche la passione per la scrittura. Ha collaborato con i quotidiani “Il Sole 24 Ore”, “La Stampa” ed è attualmente una firma della “Repubblica”. Ha inoltre pubblicato diversi saggi di economia.
Nel 2006, il settimanale Panorama dedico’ un servizio alla famiglia Boeri, titolandolo “Una famiglia con il vizio del successo”.
Tito, nato a Milano il 3 agosto del 1958, è il più giovane di tre fratelli, entrambi socialmente affermati. Sandro è un giornalista scientifico – dirige la rivista “Focus” – , Stefano ha invece seguito le orme della madre Cini, divenendo architetto come lei.
Il padre Renato, scomparso nel ’94, è stato un neurologo e un partigiano.
Ideologicamente, Tito Boeri si professa liberale di sinistra. Il suo campo d’indagine privilegiato non è la previdenza, ma l’economia del lavoro.
Anche in qualità di Presidente dell’Inps, si è distinto in tal senso per il suo attivismo, avanzando delle proposte di riforma del mercato del lavoro.
Le ricette di Boeri sono l’introduzione del salario minimo orario, di un contratto unico a tempo indeterminato a tutele crescenti e, in senso lato, di una sostanziale modifica del sistema degli ammortizzatori sociali.
Le sue esternazioni, volte a incalzare la politica, sono state recepite dal governo come delle fastidiose invasioni di campo.
“Dimezziamo i vitalizi sopra gli 80 mila euro”, “Ricalcoliamo tutte le pensioni retributive o miste con il solo calcolo retributivo”, “Andrebbe introdotto un reddito minimo garantito per gli over 55”.
Uomo ambizioso, con una brillante carriera alle spalle in continua ascesa, non è da escludersi che Boeri possa intimamente coltivare delle velleità politiche.
Ipotesi non così peregrina.
Non è infatti un segreto che il suo nome circoli da qualche mese a questa parte nelle stanze dei Palazzi del potere come uno dei possibili eventuali successori di Renzi, in caso di crisi dell’esecutivo e caduta del Premier.
Nel recente passato, il direttore de “Il Foglio”, Claudio Cerasa, lo aveva indicato come prossimo “tecnico-politico” alla Mario Monti, scelto dal presunto “partito dei rottamati” (Letta, D’Alema, Prodi) che vorrebbe mandare anticipatamente in pensione Matteo Renzi.

pubblicato il 18 agosto 2016