J-AX RACCONTA IN UN LIBRO LA SUA STORIA DI “SFIGATO DI SUCCESSO”

DI ELENA PINTORE
ELENA PINTORE
Il 31 ottobre è uscito il primo libro autobiografico del rapper italiano Alessandro Aleotti, in arte J-AX.
Edito dalla Mondadori e intitolato “Imperfetta forma” definita dall’autore stesso “la storia di uno sfigato di successo”.
Classe 1972 il cantautore, rapper e produttore discografico racconta i suoi anni ‘80, la sua infanzia definita abbastanza sfigata, le droghe, le donne, il suo riscatto sociale attraverso la musica.
Il libro parla anche della storia del rap, delle periferie e del bullismo.
“Ero un paninaro low-cost e chiesi a mia madre perché mi avesse messo al mondo sapendo di non potermi dare una vita felice. Mi vergogno di averglielo detto ma da ragazzo lo pensavo veramente.”
Difficile parlarne a mente lucida e con l’animo sereno, troppo facile cadere nella malinconia dei ricordi: “Per chi viene da dove vengo io, cose così semplicemente non accadono. Sei programmato a una vita in cui devi servire le persone più ricche di te nella città più ricca che hai più vicino. Devi fare l’elettricista, o l’idraulico o il muratore. Devi aggiustare cose che non ti puoi permettere o costruire case in cui non potrai mai vivere. Di certo non puoi nemmeno perdere tempo a immaginare di riuscire a sostenerti con la musica”.
Il libro ripercorre gli anni difficili, le scelte di vita da dimenticare, ma anche rivelazioni personali, le collaborazioni musicali, le esperienze che lo hanno reso l’artista famoso che oggi è diventato.
“Eravamo stufi di sentir parlare cantautori con la barba che parlavano di un passato in cui non potevamo identificarci. Rappavo in inglese e all’inizio i miei testi oscillavano tra una traduzione automatica su internet e un gatto che cammina sulla tastiera”.
L’artista parla dei suoi momenti di debolezza:Piango spesso o mi commuovo, solo gli stupidi lo vedono come un segno di debolezza”.
Nella musica italiana prima sei un figo, poi sei un venduto e alla fine sei un classico. Ecco allora i momenti bui”.
Condivide inoltre attimi sorprendenti come la telefonata dello staff di Bob Dylan che chiede di utilizzare la sua versione di “Like a Rolling Stone” per il film “Masked and Anonymous.”