TERREMOTO. LE RESPONSABILITÁ DELL’ INFORMAZIONE

DI WALTER  MAZZITTI
Confesso di essere turbato nel vedere in TV, ad appena qualche giorno dal sisma che ha colpito l’Italia centrale, mentre la terra continua a tremare e si tenta ancora di recuperare qualche corpo tra le macerie, un susseguirsi incalzante di servizi sulla mancata prevenzione dei terremoti e sulle esperienze compiute da altri paesi come Stati Uniti e Giappone, che nulla hanno a che vedere con la nostra storia.
Tutto questo è a dir poco ridicolo e offensivo nei confronti dei famigliari delle vittime e degli italiani che soffrono giornalmente dinanzi alle scene strazianti degli effetti di questo maledetto cataclisma che ha stravolto una terra verace, colma di valori straordinari, di storia e tradizioni, di ambiente e paesaggi incomparabili. Una terra che ha favorito la vita di comunità di gente genuina legata da vincoli di amicizia e solidarietà. Paesi interi mantenuti in piedi da poche famiglie che superati i rigori dell’inverno appenninico, aspettavano con ansia il ritorno dell’estate, per rivedere le case, le stradine e le piazze stracolme della loro gente, dei parenti, degli amici d’infanzia con figli e nipoti.
Questa era la storia che si ripeteva da decenni ad Amatrice, Arquata del Tronto, Accumoli e nelle tantissime minuscole frazioni disseminate sui Monti della Laga, che hanno tenuto in vita questi luoghi straordinari ricompresi nell’ambito di una delle aree protette più belle d’Europa, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Come tutti, vivo con dolore le immagini dei sindaci e dei cittadini piangere i loro cari e dei centri storici sconquassati dalla furia del terremoto, persone eccezionali e luoghi meravigliosi che ho imparato a conoscere negli anni passati.
E mentre la terra trema infierendo sulle ferite ancora aperte, l’informazione martella senza sosta alla ricerca dei colpevoli e delle responsabilità per la mancata prevenzione del rischio sismico. Fermatevi, per favore. Questa, mi spiace dirlo, è demagogia, identica a quella dei politici che ritualmente appaiono in prima fila sui luoghi del disastro con le solite espressioni di circostanza e promesse mai mantenute. Promesse che ritroviamo in fotocopia in tutte le prime pagine dei quotidiani che si sono occupati dei troppi terremoti subiti nei decenni dal nostro Paese. Ma quante volte, tra un disastro naturale e l’altro, l’informazione si è occupata della prevenzione? Purtroppo ciò avviene sempre e solo nel corso degli eventi calamitosi, delle inondazioni, del dissesto idrogeologico, dei terremoti. Poi, il silenzio più assoluto. Facendo così il gioco della politica, che dopo l’evento dannoso e le promesse di pinocchio, dimentica regolarmente di avere proposto piani di prevenzione nazionali e investimenti colossali.
Mi spiace dover mettere il dito sulla piaga. Ma l’informazione ha una sua responsabilità. Su questo delicato e vitale tema della sicurezza nazionale, l’informazione non ha fatto e non fa il proprio dovere. Dovrebbe incalzare, punzecchiare, indagare sui ritardi e sul rispetto delle promesse fatte dalla politica. Poi sì che l’informazione avrebbe tutto il diritto e il dovere di amplificare la rabbia degli italiani, di quelli più direttamente colpiti dalla calamità e di quelli che ne soffrono, per le omissioni, per il mancato rispetto delle promesse e avere soprattutto il coraggio di denunciare chi ha omesso di fare o non fare. Guardate che la questione è davvero seria. Chi non ha neanche avviato a livello centrale o regionale un programma di messa in sicurezza degli edifici pubblici, ospedali, scuole, asili e sedi istituzionali non può chiamarsi fuori. E l’informazione in questi anni non ha certo offerto un serio contributo per smascherarli.
Rimango basito dinanzi a certe affermazioni giornalistiche e ne abbiamo sentite a iosa, secondo cui (quasi fosse una dato scandalistico ) meno del 10 per cento degli italiani non è consapevole di vivere in zona sismica e quindi in pericolo. Ma sono gli italiani i responsabili, che da generazioni vivono in zona sismica in abitazioni vecchie di secoli nelle migliaia di borghi che costellano il paesaggio nazionale, o sono piuttosto i politici tenuti ad assumere iniziative per la messa in sicurezza di quelle abitazioni? E sono forse responsabili gli italiani che durante un terremoto crolla l’ospedale dove sono ricoverati o si sgretola la scuola dei loro figli? La politica e l’informazione viaggiano su un binario parallelo. E questo non va bene.
Ma c’è un altro fastidioso aspetto che ci fa male: il solito malaffare delle ricostruzioni. Ma è possibile che in ogni terremoto, dopo qualche giorno, man mano che si esauriscono le notizie strazianti del dramma umano, subentrano quelle del dramma nazionale della corruzione, del malaffare, degli appalti truccati e delle truffe. Notizie che all’estero prendono immediatamente il sopravvento e tornano periodicamente ad offrire l’immagine di un Paese che è capace di consentire ai malviventi di nutrirsi anche nel dolore nazionale, di fare affari ancora più consistenti quando il paese torna periodicamente ad essere preda di un mostro come il terremoto.
L’Aquila è il caso più recente. Ma non deve andare sempre così. Non è possibile che il dramma che stiamo vivendo a livello umano debba passare quasi in secondo piano dinanzi al malaffare, al caso della scuola appena restaurata e crollata, della chiesa sventrata dal sisma appena inaugurata. Dobbiamo abbandonare questa strada. La giustizia farà il suo corso, indagherà e assumerà, si spera in tempi rapidi, le decisioni del caso. Ma questi episodi non possono e non devono minimamente inquinare il nostro sentimento di dolore che tutti stiamo drammaticamente coltivando nei nostri cuori. Basta con la ricerca delle responsabilità!
Continuate a raccontarci, come molti illustri giornalisti sanno fare, le storie delle persone che hanno perso la vita e di quelle che continueranno a viverla senza i loro cari. Parlateci ancora delle straordinarie imprese dei Vigili del Fuoco, dei bambini salvati, delle lacrime e gli applausi dei soccorritori, degli affreschi, dei dipinti e delle statue delle chiese scoperchiate. Questa non è demagogia. E’ condivisione di sentimenti che l’informazione ha il dovere di favorire. No alla demagogia della mancata prevenzione e all’esaltazione degli scandali che non ci restituiscono nulla del perduto, ma alimentano unicamente la rabbia del paese nei confronti di un sistema che ha bisogno di una grande inversione, soprattutto culturale.
*Walter Mazzitti
già presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga