TRENTAMILA AZIENDE ITALIANE LAVORANO IN ROMANIA.

 

DI MIHAELA ANGELICA ROZNOVAT

“Le aziende italiane in Romania sono più di 30 mila. Una presenza che non ha eguali nel mondo”, dichiara Luca Serena, presidente dell’associazione degli investitori italiani Confindustria Romania.

Questo è un valido punto di partenza per chi ha intenzione di approfondire la conoscenza dei legami che uniscono profondamente  l’Italia e la Romania: al di là dall’aspetto immigrazione,al  di là dalle similitudini che legano i due paesi per una questione di lingua, cultura e geografia.

Gli “italo-romeni” sono in realtà una presenza fissa sul territorio romeno sin dalla prima metà dell’ottocento, quando si stima che circa 130.000 italiani si trasferirono in Romania, la gran parte di loro provenienti dall’Emilia Romagna, dal Friuli e dal Veneto. Nel 1900 una grande comunità italiana si stabilisce a Piatra Neamt che, impegnati nei cantieri delle ferrovie, nelle miniere e nell’edilizia hanno costruito, tra i più famosi, i monumenti funerari delle famiglie nobiliari romene nel cimitero “Bellu” di Bucarest e l’”Eternità” di Iasi. Considerati tutt’oggi un capolavoro, hanno stravolto completamente la concezione romena dell’edilizia.

Saranno però i primi anni ’90 a rendere il mercato romeno molto allettante: in effetti la Romania si trovava nella cosiddetta “ fase di transizione da economia pianificata a economia di mercato” mentre l’Italia si stava avviando verso una “ristrutturazione produttiva”. Basse barriere entrata-uscita, bassi costi della manodopera( 10 volte inferiore all’Italia), agevolazioni fiscali importanti che si aggiravano intorno al 16% sui redditi e le prime aziende italiane specializzate prevalentemente nel settore tessile, dell’abbigliamento e quello calzaturiero arrivano sul mercato romeno.

In questi anni il sistema più utilizzato era il cosiddetto “sistema lohn” che molto semplificato prevedeva pochi, semplici ed efficaci passi: lo spostamento dei propri tecnici e macchinari in Romania che appoggiandosi alle fabbriche statali e utilizzando la manodopera locale, permettevano la lavorazione temporanea delle materie prime, che una volta semilavorate , erano destinate all’export in Italia come prodotto finale “Made in Italy”, traendone così i vantaggi della sospensione dell’iva e dei dazi.

Bucarest – Veduta

Nella foto, Bucarest, capitale della Romania.

Oggi, su un totale di più di 176.000 aziende presenti in Romania,  30.802 sono aziende italiane (17,5%), 15.595 di loro essendo attive e con un capitale versato di 1.22 miliardi euro, contribuiscono con il 5 % al Pil della Romania e in termini occupazionali offrono più di 800 mila posti di lavoro, circa il 10% della popolazione lavorativa attiva.

Ma capiamo meglio le ragioni per cui piccole aziende e  gruppi italiani come Pirelli, Divani&Divani, Eni Romania, Parmalat, Assicurazioni generali, Butan Gas, Iveco, Zoppas, Euroholding , Pizzarotti e  Tenaris hanno scelto di sbarcare su questo territorio:

– la Romania è diventata membro nella Nato dal 29 marzo 2004 e dal 1 gennaio 2007 è membro dell’Unione Europea, con stabilità del potere esecutivo.

– con i suoi 22 milioni di abitanti, è il secondo principale mercato dell’Est Europa dopo la Polonia.

– é un valido corridoio di accesso verso l’ex Urss e il Medio Oriente grazie alla posizione geografica.

– la semplicità burocratica: costi bassissimi per l’apertura di una società.

– la ricercatezza del Made in Italy sul mercato locale.

– alto potenziale per il turismo invernale.

– la forza lavoro altamente qualificata, soprattutto in settori come le nuove tecnologie, ingegneria e solida conoscenza delle lingue straniere.

– la Romania è rinomata per l’enorme ricchezza di risorse naturali come il gas, il petrolio e i terreni agricoli estremamente fertili.

-la presenza di ottime società di assistenza legale e fiscale per gli investitori esteri.

In alternanza, i punti a sfavore sono tantissimi, in un paese profondamente segnato da un’economia entrata in forte recessione nel 2009 e sollevata solo dal 2011 con i primi segnali di ripresa. Dai recenti sondaggi, risulta in effetti che la gran parte delle aziende italiane lamentano:

-appesantimenti operativi della Guardia di Finanza romena.

-il tasso di inflazione superiore alla media europea.

-la corruzione nel settore giudiziario e quello economico.

-infrastrutture di trasporti su strade poco sviluppate.

Pubblicato il 3 dicembre 2012. Ore 00.58