SARANNO GIORNI BELLISSIMI PER IL MOVIMENTO 5 STELLE

DI LUCIO GIORDANO

Non basta far fuori Paola Muraro e Raffaele De Dominicis. O rinunciare a Raffaele Marra e Salvatore Romeo. Ora non più. E’ chiaro ed evidente, infatti,  che dopo le dieci, undici ore di riunione di ieri, tra Virginia Raggi , il direttorio nazionale e quello romano, la frattura è diventata insanabile. Il sindaco, o la sindaca come ama farsi chiamare,  pare proprio non accettare il commissariamento della sua giunta e quando oggi Beppe Grillo incontrerà la Raggi, se avrà il polso della situazione,  le chiederà l’unica cosa sensata: le dimissioni.

Perché dico questo? Semplice. La vicenda si è ingarbugliata a tal punto che non ci sono alternative, esattamente  come scrivevo ieri. Del resto il sindaco dovrebbe essere l’espressione del Movimento 5 stelle. Che l’ha votato nelle primarie via web, che l’ha sostenuto ( e già più di qualcuno all’epoca storceva il naso per la scelta), che ha provato a difenderlo  sui nomi di una giunta che lasciava perplessi sin da subito. Appare in effetti chiaro: senza l’appoggio del M5s Virginia Raggi non sarebbe mai diventato primo cittadino della Capitale. A differenza della vittoria di Ignazio Marino nel 2014, nessuna lista civica ad accompagnarla nella marcia trionfale del giugno scorso. Soprattutto al primo turno i voti erano tutti degli elettori dei 5 stelle ed è al movimento che la Raggi avrebbe dovuto rendere conto. E invece Virginia ha voluto far di testa sua, volgendo la testa alla vecchia politica, distribuendo incarichi ad  una serie di personaggi della giunta Alemanno e assessorati a chi aveva lavorato al fianco del commissario straordinario  Francesco Paolo Tronca. E sappiamo tutti , poi,  con quanta lentezza sospetta erano stati fatti quei nomi.

Ma non è quello, anche se un Movimento che parla di onestà e rinnovamento  dovrebbe evitare di circondarsi di persone che hanno avuto a che fare con giunte non solo di destra ma che hanno respirato l’aria acre di Mafia Capitale. Sono state invece le bugie sul caso Muraro, l’assessore all’ambiente  iscritta nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti, a far impazzire la maionese. Gli omissis di lunedi, quell’ammissione a tempo scaduto di sapere  sin dal 19 luglio scorso, che il suo assessore era indagato, non hanno fatto altro che aumentare la bufera sulla Raggi, alimentata già di suo da un’informazione schierata e che non vedeva l’ora di attaccare i 5 stelle.

Risultato immagine per direttorio 5 stelle

La base   si è sentita raggirata,  a distanza di due giorni sul web continua ad esserci una  pesante atmosfera di rivolta. E del resto,  come non capirli, gli elettori del M5s:  votano per un movimento nuovo, trasparente come un palazzo di vetro e si ritrovano a confrontarsi con le dinamiche di partiti vecchi come quello renziano, berlusconiano o Salviniano. Non va, non può andare. Ed ecco perché Grillo deve avere esattamente il polso della situazione. Senza decisioni drastiche M5s rischia di andarsi a schiantare,  rischia di dissolversi. Per evitare il dramma politico, il leader del movimento ha dunque solo tre strade: azzerare il direttorio, che si è fatto trovare impreparato sulla vicenda Raggi, reagendo goffamente solo a frittata rotta, tornare alle origini di forza politica ‘rivoluzionaria’ e di sinistra e, soprattutto, chiedere alla Raggi di fare un passo indietro presentando appunto le dimissioni. Troppo? forse sì, ma è l’unico tracciato percorribile, l’unico in cui il movimento dimostrerebbe forza e non debolezza. L’unico che consentirebbe al M5s di reagire alla débâcle di quelli che vengono definiti i giorni più difficili della storia del movimento. E non solo di reagire.

Grillo, in questo modo potrebbe  cogliere al volo la situazione di difficoltà e rilanciare. Se infatti M5s si comportasse così, dimostrerebbe agli italiani che loro sono davvero diversi rispetto al vecchiume degli altri partiti. Fatevi una domanda: Renzi, Berlusconi o Alfano si scollerebbero mai dalle poltrone conquistate senza esclusione di colpi? Mai. Ecco: M5s, come scrivevo sempre ieri, deve essere decisamente diverso. E’ la sua forza, la sua garanzia di affidabilità. Se capirà questo, per Grillo e i suoi verranno allora giorni bellissimi. Potranno dire a testa alta: noi abbiamo rinunciato alla Capitale e alle sue poltrone, perché non accettiamo che un nostro sindaco viaggi sui binari del non detto, che  si comporti in modo non  cristallino. Gli italiani capirebbero ed apprezzerebbero. Sarebbe davvero una lezione di grande politica, dalla quale M5s uscirebbe trionfatore.

Certo, bisognerebbe tornare al voto, dopo soli due mesi. Ma appare altrettanto evidente che la Raggi, ora come ora, è un sindaco azzoppato, in stato confusionale,  uno stato aggravato anche dalla giovane età del sindaco. Andare avanti in queste condizioni, insomma,  non avrebbe più senso. Meglio sciogliere il comune e porre fine alle polemiche su una giunta considerata troppo legata alla destra romana per non suscitare mugugni. Facendo così, statene certi,  il M5s vincerà anche le prossime comunali. E stavolta a mani basse.

P.s. Per chiarezza. Chi scrive non ha mai votato Movimento 5 stelle nemmeno una volta in vita sua. Era tentato di farlo alle  comunali di Roma per sbarrare la strada a Giachetti , cioè all’uomo designato da Matteo Renzi. Ma siccome il risultato era  scontato ha preferito disertato le urna. Punto.

Pubblicato il: 7 Set, 2016 @ 05:41

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