SCENARIO MONDIALE INQUIETANTE

DI PIA CHIODI

Io ho questa paura, della terza guerra mondale, dal 2002.
Forse è un po’ colpa dei cartoni animati: cominciavano spesso in scenari post-atomici.
Forse è un po’ colpa di Giulietto Chiesa, che ascoltavo alla radio svegliandomi, e che non sarà proprio Morghentau, però fin qui c’ha preso.
Comunque, ce l’ho.

Ora che Papa Francesco ha zittito molti fra quelli che mi dicevano “no, maddai! ma figurati!, la nuova tendenza è dire che la guerra c’è, ma non è guerra: è un’altra cosa”.
Ed è comunque una cosa lontana, che ci riguarda solo nel senso della nostra esportazione di armi, dei profughi che arrivano, del gas che mancherà, o della nostra passione civile.
No sangue (nostro), no guerra (nostra).

Invece, è nostra, o lo sarà fra breve: prevedibilmente non sarà una guerra bum bum con i fucili e le trincee, ma una guerra di catastrofi ecologiche per azioni militari svolte altrove; comunque, fra morire di proiettile o morire di acqua avvelenata, tutta questa differenza io non  la vedo.

Questo per dire che l’attenzione alla politica estera deve essere una priorità sia civile sia di governo, così come credo che andrebbe rivalutata la convenienza della presenza italiana nella NATO.
Occhio, non ne voglio fare una questione ideologica; solo che -parimenti- non vorrei una risposta ideologica alla banale questione: ci darà più benefici di quel che ci potrebbe costare o no?
Per valutarlo c’è bisogno di di uno scenario mondiale chiaro, valutato sul lungo periodo, con attenzione a tutti gli elementi, e senza paraocchi di convenienza.
Speriamo, sigh!, che i rappresentanti della nostra politica estera, sia italiana che europea, siano in grado almeno di vedere la necessità di questo sforzo e, se non ce  la fanno, almeno delegare.