SIAMO I NUMERI UNO. ANCHE NELLA SETA

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DI FABIO DI NICOLA

1877:il geografo Ferdinand Von Richthofen conia il termine via della seta . Con ciò indicava una direttrice di strade di  oltre ottomila chilometri tra itinerari terrestri, fluviali e marittimi, che mettevano in comunicazione l’Estremo Oriente con l’Europa.

 Nonostante sia la Cina ancora oggi il maggior produttore di questo prezioso tessuto, è l’Italia ad avere un ruolo di protagonista assoluto nella lavorazione e nelle innumerevoli declinazioni commerciali che questo offre. Le seterie di Como sono rinomate in tutto il mondo per i meravigliosi manufatti realizzati dai nostri artigiani. In passato poi, soprattutto a Venezia e nella provincia vicentina, la lavorazione della seta ha raggiunto vette altissime.  Ma c’è un’altra città italiana che in passato deteneva un primato assoluto, proprio nel settore della seta: Bologna. Gli storici, ma anche i  turisti più attenti sanno che sotto la città felsinea scorre una rette fittissima di canali, che nel passato fornivano energia ai mulini per la lavorazione del grano, ma soprattutto per la seta. Alla fine del 1600 circa, in città esistevano 119 mulini da seta, mossi da 353 ruote idrauliche. Era un sistema ingegnoso e armonioso di produrre, allo stesso tempo, energia e manufatti. In un periodo, come quello, in cui la macchina iniziò a favorire la grande produzione su scala, il sistema dei canali rappresentava un valore aggiunto, perché serviva a distribuire agevolmente l’energia a tutta la città. L’acqua raggiungeva le cantine, situate nei vari quartieri, ed alimentava agevolmente le ruote dei filatoi e dei torcitoi, molto spesso situati nelle stesse abitazioni degli artigiani.

L’intuizione, geniale, dei bolognesi fu quella di realizzare un tipo di mercato del lavoro ottimizzato, in cui il mercante forniva la materia prima agli artigiani, che potevano lavorare addirittura in casa, e poi lo stesso provvedeva a ritirare il lavoro finito e immetterlo sul mercato, magari ripercorrendo a ritroso la via della seta, per vendere il prodotto finito ai vari paesi dell’Europa e dell’Oriente.

Verso la fine del 1500 a Bologna erano impiegate circa 24mila persone, nel settore della seta. All’epoca la città aveva circa 60mila abitanti, quindi il 40% della popolazione viveva grazie alla seta. Tanto per dare qualche cifra indicativa, secondo  l’Associazione serica italiana ,attualmente l’Italia, che è paese leader nel settore della seta, ha un numero di persone impiegate che arriva appena a 13.500.

Ho voluto soffermarmi su Bologna , invece che su altre città, in particolare quelle venete, perché questa città ha rappresentato nel 1500 un modello produttivo per tutta l’Europa.  Il mulino alla bolognese, costituito da un filatoio circolare, rappresentava il massimo della tecnica . Era la macchina ad acqua più complessa, progettata dall’uomo. Grazie a ciò si poteva filare un filo di seta doppio e torcerlo uniformemente. Il risultato era straordinario, perché il filo appariva estremamente lucido e resistente. Il filato semilavorato che ne usciva prese il nome di orsoglio alla bolognese. Questo prodotto era un punto di riferimento in tutta Europa, tanto da raggiungere quotazioni da capogiro. A Venezia addirittura non solo si decise di liberalizzarne la produzione, tramite mulini alla bolognese fatti costruire ad hoc, ma  nel 1634 con uno specifico decreto si concedeva a chiunque costruisse un torcitoio, l’uso gratuito delle acque, l’esenzione dalle imposte e dai dazi e l’esenzione da ogni regolamentazione corporativa.

Bologna ormai  era diventata un modello. Solo verso la fine del 1600 fu superata dalle citta venete, che perfezionarono la costruzione dei mulini.

C’è da aggiungere un’altra curiosità. Riguarda la confezione degli abiti, in particolare quelli in seta. Fino al 1800 Bologna era conosciuta anche per la produzione sartoriale . Soprattutto gli uomini di affari e gli intellettuali, che si recavano in città per affari o per recarsi all’Università più antica del mondo, approfittavano per farsi cucire un abito in seta. I sarti erano conosciuti anche per la velocità di esecuzione, tanto da realizzare un abito in un solo giorno, proprio per quei viaggiatori occasionali che facevano tappa breve e ripartivano. D’altronde Bologna ospitava già dalla metà del 1200 la Societas sartorum, cioè la corporazione dei sarti. Esistono statuti datati 1200, tra i più antichi in assoluto. I maestri di taglio avevano la loro sede nei pressi di Piazza Maggiore; nel 1382 la società si trasferì nel Mercato di mezzo, attualmente via Rizzoli. Le botteghe erano frequentate da persone provenienti da ogni parte d’Europa, richiamati dal gusto e dall’eleganza delle manifatture bolognesi.

La tradizione serica, come dicevamo si è trasferita da bologna a Venezia e poi a Como. Ancora oggi il territorio lariano rappresenta il massimo dell’arte della seta. La Cina è il maggior produttore, ma l’Italia è inarrivabile nella manifattura, elegante e ricercata.