SIAMO I NUMERI UNO. ANCHE NEL CAPPUCCINO E CORNETTO

l'immagine del profilo di Fabio Di Nicola

DI FABIO DI NICOLA

Cappuccino e cornetto: un abbinamento goloso, diffuso in ogni angolo del pianeta. Un’abitudine tutta italiana che è diventata una delle piacevoli produzioni del nostro paese che tutti apprezzano.

Dal punto di vista storico è difficile stabilire con esattezza la data e il luogo di nascita di questa formidabile endiadi: una linea di pensiero colloca il luogo di nascita del cappuccino e del cornetto a Venezia.

Tra i suoi sostenitori troviamo Gianni Moriani, ideatore del master in «Cultura, cibo e vino» all’Università Ca’ Foscari, ed autore di «Cornetto e cappuccino. Storia e fortuna della colazione all’italiana», edito da Terra Ferma.

La storia del cappuccino inizierebbe con quella del suo antenato – il caffè – nel 1615: in quell’anno commercianti e viaggiatori di ritorno dall’impero ottomano portano nella città lagunare la bevanda, ribattezzandola acqua nera.

A partire dalla seconda metà del Seicento, il caffè diventa una bevanda ricercata e apprezzata dagli aristocratici e dai borghesi: Goldoni lo celebra in una commedia, mentre Bach compone una cantata in onore dell’acqua nera. Venezia si popola di caffè, dove gli intellettuali entrano per discutere e bere.

Tuttavia, il cappuccino viene creato, in maniera involontaria, da un frate. Nel 1683 il frate cappuccino Marco da Aviano viene inviato dal Papa a Vienna: l’obiettivo è convincere i potenti europei a formare una coalizione militare contro i Turchi. Durante una pausa nelle trattative, il religioso entra in un caffè (ormai diffuso in tutto il Vecchio Mondo) e ordina la bevanda-tipo.

Il padre non gradisce il caffè, trovando il sapore troppo invadente, e prova così ad addolcirlo con latte. Il nuovo drink è gradito e, per di più, è dello stesso colore del saio indossato dal frate. Un cameriere, collegando le due cose, esclama «Kapuziner».

Riguardo la storia del cornetto, consideriamo un complesso excursus storico che, spaziando nel tempo, concerne diverse nazioni.

Nel 1683, Vienna è assediata dall’esercito ottomano; durante la notte, un gruppo di incursori penetra nella città: l’obiettivo è aprire le porte e far entrare il resto del contingente. Tuttavia, i fornai locali sono svegli per lavorare: si accorgono dei movimenti e danno l’allarme. L’attacco fallisce e, successivamente, l’esercito del Sultano viene sconfitto e respinto.

Per festeggiare la vittoria, proprio i fornai locali decidono di creare un nuovo, speciale dolce, dalla forma di mezzaluna, come il simbolo delle bandiere militari degli invasori e di chiamarlo kipferl.

La Repubblica di Venezia confina con l’Austria, così il kipferl passa la frontiera e viene conosciuto ed apprezzato dai cittadini della Serenissima con il nome di chifel. Dalla Laguna poi si diffonde in tutta Italia. Così, al Nord prende il nome di brioche, da brier, che vuol dire impastare. Al Sud prende invece il nome di cornetto, legandosi alla tradizione ed alla scaramanzia locale.

Dopodiché, il dolce arriva in Francia, su richiesta della buongustaia Maria Antonietta, e viene ribattezzato croissant.

Ogni mattina, in molte città del mondo si continua a consumare al bar questi due ottimi prodotti, divenuti ambasciatori del made in Italy.