IL RITORNO DEL PIANISTA. IN PARLAMENTO.

 

DI PASCAL TOMAINO

Il racconto di chi negli anni 90 aveva documentato l’attività dei pianisti del transatlantico, lavorando per striscia la notizia.

Sembra di tornare indietro di quasi 18 anni. Per chi non lo sapesse , infatti,  le restrizioni in merito alle riprese effettuate alle camere durante le sedute e soprattutto durante le votazioni ci sono dal 1996 e posso ritenermi uno dei ‘responsabili’. 
Quando realizzavo i servizi sulla politica per striscia la Notizia, dal 1995 al 2001 mi capitò di assistere all’opera dei pianisti alla camera. Non parlo di un concerto sinfonico a più mani, ma di un viziaccio talmente radicato della nostra politica da diventare prassi  normale.
Sto parlando di abili politici che nel momento della votazione, abilitati dal loro badge, tengono una mano nella loro feritoia dove ci sono i pulsanti  mentre con l’altra, in una  mossa veloce,  da lingua di rana, votano per il collega vicino: assente ma con il suo badge infilato accanto alla loro feritoia.
Certo lo sapevano tutti: giornalisti, fotografi, cameraman, ma nessuno aveva il coraggio di documentare tale attività . Li capisco, si rischiava la diffida dai palazzi, si metteva a rischio il proprio lavoro.
Immaginate di andare a votare per un altro con il suo documento e al suo seggio. Se vi scoprono come minimo perdete il diritto al voto, per non parlare delle conseguenze penali.
All’epoca assistevo alle sedute per il TG5 e per gli altri TG di mediaset. Si,  giravo le immagini canoniche, qualche panoramica, qualche primo piano sugli oratori di turno, qualche piano di ascolto, ciò che serviva per le news, ma stare li per 10/12 ore era pesante, quindi trovai il mio passatempo preferito: osservare l’attività dei nostri politici, d’altra parte sono palazzi pubblici e controllare i propri rappresentanti  credevo fosse un diritto.
Era curioso notare come il pannello che segna in verde e rosso  le preferenze favorevoli e contrarie non rispettasse ad occhio la geografia dei presenti in aula, e quindi dalla mia postazione in tribuna   di fronte allo scranno più alto cominciai a notare come certi onorevoli  mimavano le rane  in attesa di prendere al lazo le loro prede con una velocità quasi invisibile all’ occhio umano!
Uno a destra, uno a sinistra, uno al centro,  insomma per par condicio ne beccai un discreto numero almeno per dimostrare che la pratica furbesca era trasversale, accettata e condivisa:  c’era già l’aria delle larghe intese.
Il problema è che quando le immagini andarono in onda a  Striscia la cosa ebbe un certo effetto, il palazzo dovette prenderne atto e  due giorni dopo  il presidente della Camera  dovette dire in aula che dopo il servizio di Striscia la notizia che mostrava l’attività dei pianisti all’Italia intera (all’epoca Striscia faceva più di 10 milioni di telespettatori), bisognasse metterci un punto: era scandaloso. Quindi il ‘direttore d’orchestra’  mandò un paio di commessi a ritirare i badges  infilati nelle slot senza il proprio titolare. C’ero e ho documentato il lavoro certosino dei commessi che dopo 10 minuti portarono a casa una “nutrita mazzetta”  di tessere.
Ovviamente  si chiedevano  chi fosse l’autore di tali riprese, ma visto che la tribuna stampa di Montecitorio era piuttosto affollata, specialmente nei giorni di votazione, era difficile individuarmi.
Per qualche tempo la cosa non si ripeté, ma come l’attenzione sul caso cominciava a scemare il giochino ricominciò come prima.
Io continuavo a frequentare la tribuna della camera con più interesse  della tribuna Montemario nei giorni dei derby romani, e di cose più o meno curiose  ne vidi diverse: aerei di carta lanciati come a scuola, parlamentari letteralmente accasciati dal sonno, letture di giornali che non erano sempre quotidiani, battute, teatrini degni dei saloon texani,  per non parlare delle secrezioni nasali  dal naso alle dita per poi  attaccarle chissà dove,  tipo le gomme indurite che si trovano sotto i banchi di scuola.
Insomma la cosa stava diventando scomoda, si doveva capire chi fossero gli  autori di queste immagini ma io  lo facevo con attenzione, rimanevo con l’inquadratura vicino all’oratore di turno e vedevo chi intorno si abbandonava a rilassamenti  ricreativi fuori orario. Del resto con le poche presenza che  facevano,  vedere anche distrazioni e lassismi da bar non era tollerante per uno che si guadagnava la strozza con sudore e pazienza mentre loro si divertivano a fare/disfare l’Italia!
Dai e Dai qualcuno mi individuò, me ne accorsi un giorno quando aspettavo di entrare a Montecitorio: l’accredito non c’era, nonostante dalla redazione di viale Aventino lo avessero  mandato 30 minuti prima. La scena: io aspetto un po’. poi il commesso mi passa una telefonata tramite la  quale l’ufficio stampa mi comunica che avevano scoperto che ero di Striscia la Notizia  e che non potevo entrare più alla camera.

Leggere  adesso che il Presidente del Senato  On. Pietro Grasso ritenga scandaloso che queste pratiche  escano dal Palazzo,  lo trovo francamente  poco democratico. Il fatto reale è che sono  stati i parlamentari 5 stelle ad effettuare  le riprese e questo non va bene, come del resto non va bene nulla di quello che fanno.
Cosa vuol dire : che io sono tra i primi penta stellati d’Italia? Prima che esistesse ancora l’idea del movimento? No, significa che fui tra i primi a osservare e riportare quelle attività  che normalmente sfuggivano agli organi di informazione. Negli anni successivi uscì un articolo sull’ Espresso al quale portai le immagini da cui si estrapolarono delle foto per corredare il redazionale.
Il lungo racconto serve a capire come nel tempo le TV sono state lentamente allontanate, meglio avere 3 telecamere di una società amica oltre quelle della rai  ma con cameraman “fidati” e basta, così possono fare sonni tranquilli, lanciarsi tutti gli aeroplanini che vogliono, votare a due mani e influenzare il voto sulle leggi
Chissà perché questa pratica dei pianisti, dentro i Palazzi,  la osservino e la critichino solo i penta stellati, Certo, alle sedute in parlamento, i grillini sono soli e quando vedono un voto sul tabellone senza vedere il corrispondente parlamentare seduto. è giusto che s’inalberino, è come se al compito in classe a scuola  uno studente riesce a prendere otto mentre sta al bar con la fidanzatina , avendo un complice che gli fotocopia il tema.

Insomma, caro Presidente del Senato, vietare le riprese alla camera e al senato per non far vedere all’italia intera che i politici sono ciò che sono è come apporre sulle targhe delle proprie automobili una pecetta per nascondere la targa quando si sfreccia a 200 orari per eludere gli autovelox,  Anzi, no: voi non avete bisogno di farlo, alle vostre auto blu le multe le tolgono.

Pubblicato il: 8 Giu, 2013 @ 03:54